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Di come passare poco intelligentemente un pomeriggio, piuttosto che starsene a casa
Una persona che, come me, voglia passare un pomeriggio a far niente visitando l'IKEA più vicino, trova un sacco di belle cose da vedere.
L'unica cosa che non trova è il pullman che lo dovrebbe portare fino al negozio: dopo una attesa di quaranta minuti alla fermata, un certo malcontento prende a serpeggiare fra i molti cittadini che, fermi come soldatini sotto il sole, attendono l'arrivo del pullman latitante. "No, ma guardate che adesso non passa più da questa via" si intromette un signore che, fermo come soldatino sotto il sole, aspettava alla medesima fermata un pullman di un'altra linea. "L'hanno deviato". "Come, deviato? E dove?" "Nella via qui dietro. Dall'altra parte dell'isolato: han fatto una fermata provvisoria lì. Anch'io dovevo prenderlo, ieri; l'ho aspettato un'ora, poi ho perso le speranze, son andato a farmi una passeggiata e l'ho visto passare dalla via dietro". "Ma perché han spostato la fermata dall'altra parte dell'isolato, scusi?" "Boh. E' una bella domanda" "Ma poi non hanno messo nessun avviso!". "E lo so. Ho chiesto all'autista e ha detto che è solo per una settimana" "Non mi pare un buon motivo per non avvisare" "A lui sì, però. Dice che così non sprecano carta, tanto è agosto è in città non c'è nessuno". Ah beh. Solerte, dunque, la massa di stanchi e accaldati soldatini fermi sotto il sole attraversa la strada e si fa il giro dell'isolato, prendendo poi d'assalto un pullmino già pieno che, dopo pochi minuti di attesa, arriva. La qui presente scrittrice, finita schiacciata sull'obliteratrice, passa tutto il (lungo) tragitto ad obliterare i biglietti di quelli che, salendo alle fermate successive, non riescono a farsi strada fra la folla. C'è chi maledice l'autista che guida come se fosse su un circuito di Formula Uno; c'è chi, sperduto, domanda, con voce tremante, che caspita di strada sia quella che il pullman sta facendo; c'è chi - come l'augusta genitrice di colei che cura questo blog - da persona pacifica che è, inizia persino a litigare con un passeggero che si lamenta di "tutte queste inutili lamentele per una piccola variazione di percorso, e che diamine!". Ad ogni modo, il pullmino giunge finalmente a destinazione, svuotandosi improvvisamente nel momento in cui la sagoma del negozio IKEA appare a pochi metri dalla fermata. Il contemporanea al pullmino deviato e stracarico di gente, si ferma dall'altra parte della strada un altro bus, che vomita nel vialetto alberato una trentina buona di giovincelli e giovincelle: trucco pesante e minigonne per le ragazze, jeans strappati e mutande in vista per i maschi. "Ma che è, van tutti all'IKEA in massa, 'sti qua?" "Ma no, Lucia... vanno al centro commerciale, è qui vicino..." "Ma tutti quanti a girar per negozi? Pure i maschi? A far shopping? In trenta?" "Ma sì, si diverton così... è fresco, c'è l'aria condizionata, ci son panchine per sedersi... ci passi la giornata, volendo". "Ooooh". Pausa. "Ma non è meglio stare in casa propria con un buon libro? E' anche più produttivo". Mia mamma scuote la testa: "Sei proprio un caso disperato, figliola mia". Poi mi prende per un polso, tirandomi dall'altra parte della strada "Su, su, dai, andiamo". L'entrata dell'IKEA è costituita da una grande porta scorrevole, che scorre da sola. La qui presente scrittrice mai aveva visto porte scorrevoli scorrere da sole: si fermava a quelle degli hotel eleganti, da spingere con le mani, ma questi aggeggi automatici non li aveva mai visti prima. E ci faceva anche volentieri a meno. "Ma scusa, mamma. E se manca la corrente, cosa succede? Si blocca la porta?" domanda infatti dopo tre secondi netti, fissando in cagnesco l'affare ruotante. La genitrice solleva le sopracciglia: "Boh... suppongo di sì". "E quindi se c'è un blackout uno rimane bloccato dentro la porta dell'IKEA?". "Beh... avranno anche altri modi per attivarla, suppongo..." "Ah beh, voglio ben sperare! Te lo ricordi il blackout dell'estate di qualche anno fa, che è mancata la corrente per ore? Pensa passare il giorno chiusa in una porta. Con la mia fortuna, potrei anche riuscirci: lo sento". Mia mamma scuote la testa: "Sei proprio un caso disperato, figliola mia". Poi mi prende per un polso, spinngendomi assieme a lei nella porta ruotante: "Vediamo se sei proprio così sfortunata". Circa un istante dopo la sua ultima parola, la porta si blocca. La corrente c'è ancora, ma - a quanto emerge dopo cinque minuti di affannosi tentativi di sbloccarla - un sassolino era entrato nella fessura in cui la porta ruotava, bloccandola. Nel frattempo, la curatrice del presente blog ride; la sua genitrice non sa se imitarla o piangere; un commesso dell'IKEA da dentro ripete ossessivamente "Nessun problema, non vi allarmate!", e una sconosciuta ragazzina tremante a sua volta bloccata nella porta, si domanda per quanto basterà l'aria. Una volta usciti dalla porta, veniamo accolti da una folla inusitata che sfreccia su e giù per il negozio, con borsine, sacchetti, e gridolini di ammirazione alla vista di questo o quel mobile. "Ma che è? Sono venuti tutti qua solo perché ieri è arrivato a casa il catalogo nuovo?" mormora la genitrice, sconvolta. "Eh beh. A noi, com'è che è venuta l'idea di fare un giretto qua proprio oggi?" "Sì, hai pure ragione". Seguendo le graziose freccette che ci indicheranno per tutto il pomeriggio il cammino, non impedendoci tuttavia di perderci, ci addentriamo dunque nei locali da esposizione. E lì c'è di tutto. Giovani che, mano nella mano, fra un sospiro e l'altro, fantasticano: "Ma ce lo vedi, questo letto, nella nostra casa, amore? Ma non è stupendo? Il nostro letto! Nella nostra casa!". Meno giovani che - mani rigorosamente impegnate a tenere mappe, piantine, metri avvolgibili e carta millimetrata - per poco non litigano: "Ma non vedi che caos? Ma è proprio necessario cambiare casa? Va bene che questa è piccola e ora possiamo permettercene una migliore, ma... ma non vedi che caos assurdo? Ma sei sicuro?". Genitori che, con una nota di disperazione nella voce, implorano: "Bambini, lo so, è tanto bello saltare sui divani, ma non potete... no, no, no, Giovanni!, scendi! Ti ho detto scendi da quel letto! Ma non volete sceglierla voi, la vostra cameretta?, suuuu...". Grazie al cielo, c'è anche qualcuno che vagola per i corridoi con sguardo curioso e distratto, buttando un occhio qua e là sulle varie stanze con l'aria di chi, semplicemente, passeggia. La prima volta che, fingendo una parvenza di reale interesse per quel che sta guardando, fa per aprire un'anta di un grosso mobile, ci trova dentro un bambino nascosto che ride e fa segno, il dito sulla bocca, di restare in silenzio: "Sto giocando a nascondino con la mamma e col papà...". Ubbidienti, seguiamo le freccette e scendiamo fino al magazzino. E lì, superati enormi locali in cui scatoloni giganteschi sono impilati l'uno sull'altro, è il regno dei piccoli oggettini da portar via e comprare senza troppe spese. La genitrice si innamora a prima vista di una enorme pentola Wok in vendita per soli sei euro. "Ma cosa te ne fai di una pentola Wok?" domanda perplessa la figlia. "Eh, sai, è un metodo di cottura originario dell'Oriente, bla bla bla, e sai com'è..." "Sì, va bene, ma dal lato pratico cosa te ne fai di una roba piccola nel fondo ed enorme sopra? Come ci cuoci?". Silenzio. "Di preciso non so, ma pare ci si cucini molto bene. Sarà come una pentola normale. E ci son delle ricette apposta, comunque, poi. E in ogni caso questa costa molto poco!". Aaahh. Si decide che la famiglia tornerà all'IKEA per acquistare una gigantesca ed economica pentola Wok. La genitrice sperava di trovare, all'IKEA, delle lenzuola, nel reparto tessili. E nel reparto tessili trova, effettivamente, una enorme e splendida varietà di completi per il letto, composti tuttavia solo ed esclusivamente da federe fuori misura per i nostri cuscini, e copripiumini. "Ma li venderanno in Svezia, i copripiumini! Ma qui?" esclama depressa la genitrice. La figlia preferisce non farle notare che anche le misure, di questi copripiumini, sono assolutamente anomale per un letto italiano: meglio non rigirare il coltello nella piaga. Per consolarsi dalla delusione dei copripiumini, la genitrice sperava di trovare, almeno, una tendina per la finestra del bagno: quella vecchia è ormai lisa. Ma le tende, dall'IKEA, sono lunghe come minimo due metri. Su una etichetta svettava l'inquietante dicitura "altezza: 3,50 m". "Ma chi è che ha una casa alta tre metri e cinquanta?" mormora perplessa la figlia, mentre la madre scuote la testa sconsolata. Ma è nel reparto giocattoli che la disperazione raggiunge il suo culmine, nel momento in cui la figlia molto infantile vede pararsi davanti a sé una sterminata distesa di giocattolini morbidi e pure poco costosi. Innamoratasi di un tasso azzurro di peluche, la ragazza vaga allucinata per la sala, con commenti estasiati che lasciano perplessi anche alcuni bambini di tre anni, ed additando meravigliata ora questo, ora quel giocattolino. Facendo uso di quella preziosa e poco usata virtù che è il Dominio di Sè, tuttavia, la ragazza riesce ammirabilmente ad allontanarsi dall'IKEA senza neppure un giocattolino nel suo sacchetto per gli acquisti - nonostante i rimorsi per quel tasso azzurro, illuso e poi abbandonato nel magazzino, la perseguitino ancora. Eppure, nemmeno i giocattoli soddisfano pienamente i desideri della genitrice: "Sarà che quando tu eri più piccola io ero più interessata a queste cose, ma l'ultima volta che ci son venuta, che tu avevi dieci anni, c'erano pupazzetti molto più belli. E molti di più". La figlia ringrazia il Cielo di non ricordare più quella ancora maggiore distesa di giocattoli ancora più belli: probabilmente, il trauma di doversi allontanare senza di loro ha determinato la rimozione di quel doloroso ricordo. Mentre le nostre eroine contemplano silenziose alcuni beauty-case, una voce giunge alle loro spalle: "Signore! Prego, raggiungetemi alla postazione Internet, vi posso aiutare: sono certo che voi desiderate ardentemente entrare a far parte del gruppo IKEA Family!". "Ehm... no, grazie" "Ma ci sono degli sconti!". "Lo capisco, ma... grazie, al momento non siamo interessate". "Ma è molto conveniente!" "Non metto in dubbio, magari in futuro, ma al momento, no. Lei è molto gentile, ma..." "Ma ci sono trenta euro di sconto su una poltrona come dono di benvenuto!". "Sigh...". Alla fine, dopo esserci peraltro perse fra corridoi e scalette, giungiamo finalmente alle casse, con la schiena dolorante e la disperata voglia di sederci e tornare a casa. Ed infine, dopo una obbligatoria capatina nel supermercato svedese, uscimmo, senza che peraltro la porta ruotante mostrasse segni di volersi bloccare di nuovo. Bottino accumulato: una tutina molto graziosa per me, ed una cornice a custodire un ritratto di La Salle ora appeso sulla parete davanti alla mia scrivania. (Mia madre scosse il capo, quando le spiegai cosa volevo farmene della cornice. "Sei proprio un caso disperato", sussurrò depressa, senza nemmeno tentare di farmi cambiare idea). E comunque, il pullmino per tornare a casa, stanche e doloranti, lo aspettammo per altri venti minuti, sbagliando pure fermata ed accorgendocene solo quando il bus sbagliato ci portò nella direzione opposta rispetto a quella in cui dovevamo andare. In compenso, il pullmino giusto era comunque pieno, e non ci potemmo ugualmente sedere. Scritto da Lucyette | commenti (14) (popup) | commenti (14) Commenti
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