sabato, 26 agosto 2006

Ricordi di scuola / parte seconda

 

Era una strana tipa anche la mia insegnante di Educazione Tecnica, alle Medie.
Erano molti, in effetti, i professori strani nella mia Scuola Media. Erano strani anche gli alunni, se è per quello; ed era strana ed orribile anche la pessima scuola di quartiere nella quale avevo avuto la disgrazia di iscrivermi.
Ma, generale stranezza a parte, c'erano insegnanti più strani di altri.
E, assieme alla docente di Educazione Fisica, la professoressa di Educazione Tecnica era una di loro.

Anziana signora che aveva ripetutamente rifiutato - non si sa per quale arcano motivo - la pensione, la mia insegnante di Educazione Tecnica appariva, oggettivamente, come la classica vecchietta noiosa ed antipatica. Ed io non metto in dubbio il suo essere, nella vita quotidiana, una bravissima e splendida persona; resta il fatto che in cattedra era mortalmente noiosa, e sopportare due ore consecutive con lei era spesso una vera e propria tortura, soprattutto per chi, come me, la sua materia di per sé già non la amava.
La sua stessa voce era mortalmente noiosa. Parlava - e vi assicuro che non esagero - con lo stesso tono di voce dato, nel doppiaggio italiano, alla signora Roz di Monsters & co. A distanza di tempo, oserei forse dire che anche nell'aspetto fisico era possibile rintracciare una certa somiglianza fra la mia professoressa ed il personaggio del film d'animazione; ma mi rendo conto di essere troppo cattiva, e di certo non sufficientemente oggettiva. Vi basti sapere, come indicazione generale, che l'effetto che costei faceva su una classe, dopo due ore di lezione, era, ahimé, pressapoco questo.

Mia mamma, per dire, a suo tempo, fra i banchi di scuola, aveva amato moltissimo l'Educazione Tecnica. Ai suoi tempi e nella sua scuola, l'Educazione Tecnica consisteva nel preparare centrini, tovaglie, tovaglioli; nell'imparare a ricamare, a cucire, a fare i più svariati lavori di manualità, e a studiare come governare una casa: cucina, igiene, arredamento.
I maschietti seguivano lezioni con un altro professore, che insegnava loro ad intagliare il legno, a restaurare mobili vecchi, a conoscere per linee generali il funzionamento d'una automobile, e quant'altro. Una delizia, insomma.

Ai miei tempi, nella mia scuola, e con la mia professoressa, l'educazione tecnica era al novanta per cento disegno tecnico. Ma non assonometrie isometriche che, negli ultimi mesi della terza, avevo amato: no, per due anni e mezzo siamo andati avanti a disegnare figure piane, con compasso e squadrette. Poligoni di tutti i tipi: esagoni, decagoni, dodecagoni, pentagoni, ettagoni, di tutto. Abbiamo disegnato eptagoni, tre ore alla settimana, ininterrottamente, per quattro mesi. Alla fine avevamo eptagoni che ci uscivano dalle orecchie, vedevamo eptagoni ovunque, e la notte facevamo incubi a forma eptagonale.

La nostra professoressa, poi, non si accontentava di un eptagono discreto. No, lei voleva un eptagono perfetto, preciso fino al millimetro: se un lato era lungo anche solo un millimetro più degli altri sei, la valutazione era insufficiente e la figura da rifare, per punizione e per tentativo di recupero. Ed era da rifare non su un foglio pulito: sullo stesso foglio ("Per un foglio di carta da disegno vengono abbattuti infiniti alberi!"), dopo accurata cancellatura dell'ettagono precedente. Solo che, per quanto la cancellatura fosse accurata, non lo era mai a sufficienza: sul foglio restavano righe, buchi di compasso, baffetti di sporcizia, che certo non contribuivano a creare un ettagono migliore del precedente.
Un incubo.
Ed una maledizione per tutta la classe, anche, che per tre anni è stata appena a livello della sufficienza in quella terribile materia.

Fra ettagoni, righe e compassi, era una benedizione il momento in cui la professoressa ci ordinava di portare con noi il libro di testo, in previsione di una lezione teorica. La teoria era molto meglio: in fondo bastava studiare per riuscire, nonostante gli argomenti di certo non invogliassero. Non abbiamo mai studiato cucito, ricamo, cucina, arredamento, economia domestica e quant'altro: in compenso ci è stato più volte chiesto di imparare, nei dettagli, il funzionamento di una centrale idroelettrica, di una miniera di petrolio, di una trivellatrice, di una locomotiva, di un impianto elettrico, di motori per trattori. Indubbiamente appassionante.

Era divertente, però, ascoltare le lezioni teoriche della nostra professoressa.
Oh cielo, il tono stanco e piatto della sua voce provocava sonnolenza dopo dieci minuti, tuttavia per chi conservava la forza necessaria per seguire le lezioni, la cosa poteva rivelarsi appassionante.
Sì, perché la nostra professoressa aveva un Potere.
Faceva morire tutti coloro che - idraulici, muratori, manovali, amici - venivano in contatto con lei e con la sua casa.

Se mentisse o se dicesse il vero, non ci sarà mai dato saperlo.
Tuttavia, nell'affrontare le misure di sicurezza da tenere nell'ambiente domestico, la professoressa elencava, lezione dopo lezione, decine di tragiche morti avvenute per incuria fra le sue mura o nella sua cerchia di amici.

Prima è toccato all'imbianchino.
L'imbianchino - ci diceva - dopo aver imbiancato la casa, era andato in bagno a sciacquarsi le mani sporche. Con le mani ancora bagnate, ha toccato l'interruttore per spegnere la luce del bagno, ed è morto fulminato.

E' morta fulminata anche una ragazza, ad una festa alla quale il figlio della docente aveva partecipato. Il giovane padrone di casa, preoccupato, vedendo la ragazza priva di sensi con le dita infilate in una presa elettrica, ha pensato bene di versarle addosso un secchio d'acqua, perché, insomma, l'acqua fresca fa sempre bene in caso di svenimento. Brillantemente, è rimasto fulminato anche lui, col catino d'acqua ancora umido fra le mani.

Poi è morto un amico della professoressa. Non fulminato, però: avvelenato dal gas. La pentola piena d'acqua, sul fuoco, aveva strabordato, mentre lui era appisolato in salotto, spegnendo la fiamma. Il gas ha inondato la casa, e, quando lui s'è svegliato, era troppo tardi. L'hanno trovato - la professoressa assicura, in tono tragico - cadavere, a pochi centimetri dalla porta, la mano tesa verso l'alto, nel disperato ed inutile tentativo di raggiungere la maniglia e trovare rifugio sul pianerottolo.

Poteva andare meglio ad un altro conoscente della anziana signora, il quale era entrato nella sua villetta dopo una giornata di lavoro, e ha sentito un forte odore di gas nell'aria. "Ohibò!" ha pensato l'uomo, "e dove sarà mai il gas? Si vede?". Dal momento che era sera, velocemente ha acceso la luce nel tinello, per poter visualizzare il luogo della fuga di gas, ed è saltato in aria assieme alla sua bella casetta.

La stessa bella casetta, anni prima, aveva visto un altro tragico lutto: un muratore impegnato nella costruzione di un alto muro aveva trascurato di fissare la scala a pioli mentre si trovava a lavorare sulla parte più alta della costruzione. Una lieve scossa di terremoto, e la scala si era sbilanciata, facendolo cadere in terra, schiacciandolo, e finendolo definitivamente col suo tenerlo imprigionato sotto i pioli, mentre una pioggia di mattoni lo lapidava.

"Professoré, ma non è che Lei porta un po' di sfiga?" aveva chiesto, pacato, un mio compagno di classe, dopo aver ascoltato il resoconto della tragica morte di una signora investita da un treno per non aver rispettato lo stop del passaggio a livello.
La professoressa non aveva risposto, limitandosi ad un "Se non seguirai con attenzione le mie lezioni, figliolo, capiterà anche a te": vano tentativo di conquistarsi un po' dell'attenzione degli alunni, che, nelle ultime ore del rientro al giovedì pomeriggio, tutto volevano fare tranne ascoltare descrizioni di cruente morti di ex studenti incapaci in Educazione Tecnica.


La mia professoressa di Educazione Tecnica abitava - e credo abiti ancora - proprio nella casa davanti alla scuola in cui insegnava, attraversata la strada. Una scelta audace e coraggiosa, dal momento che centinaia di alunni annoiati e insoddisfatti si dilettavano a suonare, a tutte le ore del giorno e della notte, al suo campanello, da bravi teppistelli quali, oggettivamente, molti di loro erano.
Una scelta audace e coraggiosa, dal momento che, quando la professoressa cadde ed ebbe un grave incidente tornando da scuola a casa sua, tutti gli alunni erano ancora davanti al cancello del loro istituto, perfettamente in grado di seguire la tragica vicenda.

La professoressa stava camminando, attraversando la stradina, per tornare a casa, carica di libri, di squadre, di righelli e di fogli da disegno che portava fra le braccia. Educatamente, io l'avevo vista e salutata: "Buon giorno, professoressa!".
La professoressa s'è voltata verso di me, fissandomi per un attimo ed abbozzando quello che avrebbe dovuto essere un sorriso. Ancora guardandomi - sconcertata: del resto non era cosa usuale, per lei, sentirsi salutare con cortesia dagli alunni - ha fatto un passo in avanti. S'è inciampata, ha barcollato, ha incespicato... ed è caduta, lunga e distesa per terra, in mezzo alla strada, circondata da orde di alunni sghignazzanti che la deridevano e ululavano: "Dopo tutti i suoi amici, anche lei, eh?".

Sembrava una cosa da niente, in fondo.
Oh cielo, la professoressa aveva impiegato dieci minuti per percorrere quei cinque metri che la separavano dal portone di casa sua, brontolando, lamentandosi, gemendo come un malato in agonia e accusando noi ragazzi di essere un branco di teppistelli che le avevano augurato malasorte per mesi.
Ma si pensava che fossero le classiche lamentele degli anziani, niente di più: diamine, che male ti puoi fare, inciampandoti nei tuoi stessi piedi e cadendo?

Beh, lei s'era fatta male.
Era riuscita - non chiedetemi come - a rompersi un paio di costole, trovandosi di punto in bianco costretta a letto con una fastidiosa ingessatura al busto.

In sua sostituzione, ed in previsione di una lunga assenza, è giunta da noi una giovane e simpatica supplente, che nelle poche ore a sua disposizione è quasi riuscita a farci apprezzare una materia che, d'improvviso, non pareva più così ostica e noiosa. Fra decoupage e lavori manuali, persino disegnare esagoni sulle nostre scatolette in legno da ridipingere a tempera, sembrava cosa carina, fattibile e divertente.

Quando la ragazza è entrata in classe per la prima volta, annunciandoci di essere la supplente della professoressa malata, costretta a casa per oltre un mese, le reazioni non sono state invero troppo dispiaciute.

Sembra brutto dirlo - ed effettivamente è stato molto brutto, da parte nostra - ma alla notizia della sua improvvisa e duratura assenza, in primo luogo abbiamo ridacchiato ripensando alla dinamica del tragico incidente.
Ma, prima ancora, alla notizia della sua inevitabile assenza, la classe - per la prima volta unita dopo anni di litigi e tensioni - è esplosa in un boato, in una incredula ed esultante ovazione popolare.


Scritto da Lucyette | commenti (15) (popup) | commenti (15)
Commenti
#1   26 Agosto 2006 - 19:22
 
Lucy che strani prof avevi! Io spero che tutte ste storie tragiche le avesse inventate...se no è davvero assurdo! Meglio starle alla larga :P
Cmq anche le mie lezioni di educazione tecnica erano noiosissime...materia che non mi è mai piaciuta!
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#2   26 Agosto 2006 - 20:15
 
I bambini/ragazzini sanno essere poco carini. Ma tanti professori ce l'hanno nel sangue, questa caratteristica.. forse ce li scelgono apposta! O.O''
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#3   26 Agosto 2006 - 21:25
 
era una cacciaballe
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#4   26 Agosto 2006 - 21:38
 
Arghelon... beh, in sostanza... se la vuoi mettere così... sì :P

ArancioMacchia... guarda... io ho trovato molti ma molti più ragazzini cattivi, che professori così. C'è un po' la leggenda nera dei professori, secondo me... che, come quasi tutte le leggende nere, è smentibilissima :P

Elspeth: ma sì che le aveva inventate, dai! :P
Era per far colpo su di noi e farci capire che quello che ci insegnava era davvero davvero importante... o almeno spero :P
Quanto ai professori strani... beh, queste due erano senza dubbio le più strane ;)
Il resto del corpo insegnante semplicemente, per cercare di farsi accettare da una classe di teppistelli scemi quali erano - oggettivamente - all'80% i miei compagni, si abbassava al loro livello mettendosi a dire scurrilità e oscenità dalla cattedra per farseli amici.
Il che effettivamente non è strano, è squallido :)
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#5   27 Agosto 2006 - 18:06
 
Sicuramente è vero che molti alunni, la maggior parte, non porta nessun rispetto per i professori e li denigrano senza motivo, ma è pur vero che negli ultimi 10/20 anni la professionalità, la competenza e la voglia dei professori non è più quella di una volta. Non tutti fortunatamente, ma alcuni o dovrebbero andare decisamente ormai in pensione, oppure ti chiedi chi gli abbia dato la laurea (se sono giovani).

Ho visto maestre alle elementari odiare alcuni bambini e giuro, non me lo sto inventando. Quando facevo tirocinio ne ho viste di tutti i colori e lì ti chiedi come sia possibile.

Ho visto professori rendere la vita di alcuni alunni impossibile solo per antipatia o punto preso.

Io sono sempre dell'idea che un buon professore, una buona maestra, si vede da come riesce a raddrizzare e rendere bravo anche il peggiore degli alunni. Quando ti arrendi hai fallito, l'hai perso. Ma molti nemmeno ci provano opeggio, come dici tu, si abbassano al loro livello. Beh per me questo assulatamente sbagliato. Se è vera passione per l'insegnamento, devi fare di tutto per aiutare quello che va peggio, più di quello che è bravo, perchè io credo che non ci sia soddisfazione più grande di vedere la pecorella nera che diventa bianca.
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#6   27 Agosto 2006 - 20:51
 
Splinder mi ha segato tre quarti di commento o.o però! o.O

dico solo che anch'io ho avuto brutte esperienze con tecnica
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#7   27 Agosto 2006 - 20:52
 
e di nuovo mi ha tagliato o.o
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#8   30 Agosto 2006 - 12:56
 
Splinder ti odia, Arghelon *_*

AstridPurple... ma ce ne fossero di più di maestre come te, sigh!
Certo... secondo me, un conto è insegnare alle elementari (dove odiare un bambino mi pare decisamente folle: e che t'avrà fatto mai un bimbo di sette - otto anni, a parte non impegnarsi?), un conto è farlo alle Medie o, peggio, in uno di quegli istituti che in genere si frequentano per un paio di anni dopo le Medie, giusto per estinguere l'obbligo scolastico.
Lì... non dico che sia lecito odiare gli alunni (ci mancherebbe!), ma penso che arrendersi e lasciar perdere, in alcuni casi disperati, sia umano e comprensibile. Lasciar perdere e sapere anche di aver fallito, ma in fondo a volte miracoli non se ne possono fare.

Io ti cito solo due esempi toccati con mano, nella mia classe, alle Medie (peraltro... scuola statale di quartiere, ma il mio quartiere non è disagiato, e i miei compagni di classe non arrivavano certo da situazioni difficili: il 90% dei loro genitori era professore, o medico, o - alla peggio - impiegato con un lavoro dignitossimo... insomma, non è che fossero ragazzini cresciuti in condizioni di degrado e miseria, voglio dire).

Primo caso: insegnante di Tedesco.
Inquadra la classe, e per farci appassionare alle sue ore di lezione ci fa leggere in classe canzoni oscene e pagine di racconti erotici (non nel senso che parlan d'amore; nel senso che parlan di sesso) in Tedesco, insegnandoci inoltre tutto il turpiloquio germanico.
Grande popolarità nella classe (e nei genitori : finalmente i figli studiano con piacere, evviva!), per una azione che secondo me scade addirittura nei limiti dell'illegalità (secondo me una denuncia ci stava tutta).

Secondo caso: insegnante di Matematica e Scienze, ottima persona, sulla quarantina, severa al punto giusto, che in quella classe di sbandati cerca di mettere un minimo di ordine, per esempio pretendendo che i cellulari restino spenti, o almeno senza suoneria, o che almeno non li si usi bellamente per mandare sms, durante le sue ore di lezione.
Signora malata di cancro al seno (cosa che tutta la classe sapeva), nel momento in cui scrive una (meritatissima) nota sul diario di una mia compagna, si sente urlare contro "Muori brutta bastarda, tanto lo sappiamo tutti che presto lo farai, e non vediamo l'ora! Muori!".
Quando dopo un ricovero in ospedale torna in classe, tutti gli alunni le fanno presente il loro dispiacere nel vederla ancora viva, ed invitandola a farli presto felici.
Dopo un paio di sputi in faccia, una cinquantina di insulti alla sua famiglia, ed il resto del collegio docenti che non fa assolutamente nulla "perché i ragazzi sono così, dobbiamo lasciarli protestare contro quello che non garba loro: non vorremo mica reprimerli, non vorremo mica far respirare loro un clima di dittatura?", tutta la classe si organizza per metterla nei guai mentendo e dicendo che non svolge il programma che dovrebbe. I professori credono alla classe ("Ma perché mai venti ragazzi dovrebbero mentire?"), e se non fosse per me (che vengo poi picchiata fuori dalla scuola dai miei compagni) avrebbero continuato a crederci e magari a far passare qualche guaio a lei.
Nel momento in cui lei entra in classe con la Preside per chiarire il problema, partono ancora insulti e "Muori, ma quando ti decidi brutta tr**a?", senza che il dirigente scolastico faccia niente se non guardar male la classe.
Alla fine la professoressa per poco non si mette a piangere, lascia perdere tutto, va in ospedale e ci resta fino alla fine dell'anno scolastico, invece che far avanti e indietro per insegnare, anche con gli effetti della chemioterapia addosso.
(La cosa, poi, viene totalmente archiviata, alla classe non si fa assolutamente nessun problema, e so per certo che, quando i miei ex compagni di classe - due anni dopo - sono venuti a sapere della morte della loro insegnante, son andati in birreria a festeggiare).

Un buon professore è, certo, quello che riesce a raddrizzare il peggiore alunno, però ti assicuro che in certi casi non è umanamente possibile farcela.
Ci puoi anche provare, e provare, e provare, ma in tantissimi casi non ottieni assolutamente niente se non delusioni e insulti.
E se c'è un professore che nessun alunno sopporta, che la mattina ha un groppo in gola all'idea di entrare in classe, e che piuttosto che dover passare ore ed ore con alcuni suoi alunni preferirebbe andare a spalar letame, per quel che ho visto io al 90% non è colpa sua, anzi.

Sarà per la mia esperienza, ma secondo me se i professori di oggi a volte lasciano a desiderare è spesso per colpa degli alunni:P
A parte alcuni che proprio non si sa come abbiano preso la laurea - concordo con te - ma son pochi... gli altri o lascian perdere o si abbassano al livello della classe (o non fanno studiar niente e danno il 7 politico: anche quello è un fenomeno) nella speranza di non aver troppe grane con gli alunni... secondo me la colpa è spesso degli studenti :P
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#9   30 Agosto 2006 - 16:21
 
Per il bambino, era anche più piccolo, bimbo della prima elementare, odiato solo perchè iperattivo.

Per l'altro caso dell'insegnante... beh lì sono i genitori che non hanno dato alcun valore a questi figli... è terribile quello che hai raccontato, povera insegnante... un giorno si vergogneranno anche loro di ciò che han fatto, la coscienza prima o poi esce fuori per tutti.
E' che ormai i genitori giustificano qualunque cosa... a questo genere di genitori andrebbe vietata la procreazione -.-
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#10   30 Agosto 2006 - 18:08
 
Ehm... intanto mi scuso se mi son dilungata tanto sulla storia della professoressa malata: il fatto è che con lei alla fine, finite le Medie, eravamo pure diventate amiche; ci sentivamo per telefono, e quindi ho ancora il dente giusto un filino avvelenato con 'sta storia.
Generalmente quando la racconto perdo il controllo e mi lancio in filippiche infuocate: pardon :P

Verissimo: molto spesso sono i genitori che non danno valori ed istruzione ai figli, "perché tanto va bene così, perché son ragazzini". Lì il problema è stato, secondo me, anche dei professori colleghi della mia insegnante: perché i genitori, secondo me, di tutta questa storia ne sanno fino a un certo punto.
Lì è stata proprio la direzione scolastica e l'intero consiglio docente ad infischiarsene altamente di questa storia, lasciando l'insegnante sola con se stessa e la classe: capisci bene che a quel punto, la stessa insegnante tanto non può fare, a meno di non passare per isterica.
Personalmente, fossi stata la preside, al primo "Muori" avrei convocato i genitori di tutta la classe; al secondo avrei abolito le uscite didattiche previste nei mesi successivi, e al terzo la gita scolastica.
Se la preside ha preferito "lasciare ai ragazzi la possibilità di manifestare il loro dissenso" per "incoraggiare il libero pensiero" e "non creare un clima di dittatura" all'interno della scuola, non è nemmeno che la colpa sia solo ed esclusivamente dei genitori (escludendo ovviamente il fatto che io non me lo sognerei nemmeno, di insultare a quel modo altre persone, e questo dipende certo dal modo in cui i miei genitori mi hanno cresciuta).
Ma di tutta questa storia i genitori probabilmente ne sapevano pure poco. Quando è saltato fuori che la classe ha raccontato il falso per mettere nei guai una professoressa ed ha menato la ragazza che aveva detto la verità, da scuola hanno deciso di fare una scelta di forza e... hanno scritto alle famiglie.
Un bigliettino di tre righe col resoconto dei fatti.
Che è stato consegnato ai ragazzi in classe, chiuso con un punto di spillatrice, con la preghiera di farlo arrivare chiuso nelle mani dei loro genitori, per cortesia.
Scontato dire che all'uscita dalle lezioni tutti i bigliettini erano già stati strappati e buttati nel cestino.

In questo caso, sinceramente, non so nemmeno fino a che punto i genitori possano c'entrarci. I genitori dei miei compagni di classe erano a volte delle bravissime persone (la madre di una delle ragazze più maleducate, volgari, offensive e manesche della classe, per dire, lavora attivamente in parrocchia, fatti un'idea), ma... non sapevano la situazione, nel caso specifico.
Certo, magari non hanno cresciuto bene i figli, o magari i figli son cresciuti male.
Più probabilmente i figli si son trovati in un ambiente simile e han capito che se non ti uniformavi al resto della classe prendevi botte.
Secondo me la colpa è della società, più in generale... adulti, ragazzi, figli, educatori e quant'altro.
Quanto alla vergogna che un giorno proveranno per quello che hanno fatto... lo spero, lo spero solamente.

(Ecco, appunto. Vedi?, mi son di nuovo dilungata, sigh. E va beh, c'ho pure le giustificazioni, penso, dai :P).






Quanto al bambino iperattivo... quello secondo me è ancora un altro discorso, comunque.
Sono abbastanza sicura che la maestra non lo odiasse tanto per, ma perché... non sapeva come gestirlo.
Ora: non so cosa comporti la sindrome dell'iperattività e non voglio paragonarla a malattie gravi, però secondo me in certi casi è difficile riuscire a gestire dei bambini con dei problemi. Quando io ho fatto la catechista, nella mia classe c'erano due gemellini con dei problemi mentali manco poi così gravi: ti assicuro però che dopo un'ora passata a cercare di gestirli, lo stress c'era, ed immagino che con un bimbo iperattivo la fatica sia anche doppia.
E' che, secondo me, spesso la gente sogna una classe, una famiglia, una vita perfetta, e poi i problemi non sempre li sa affrontare. Magari quando ti prepari sui libri ti pare anche una cosa semplice da affrontare e gestire; poi ti trovi nella realtà con un bambino con l'ADHD in classe, ed io posso anche capire che, dopo sei ore, uno non ce la faccia più.
Certo, non al punto da odiare il bambino perché è malato, ci mancherebbe solo!, ma al punto da mettersi le mani nei capelli e pensare che un'altra classe sarebbe meglio, sì.

E' che spesso le insegnanti, secondo me, non sono preparate a dovere, per gestire situazioni un po' fuori dal normale.
Ad esempio, io non so se ce la farei a gestire un bambino che - che so - parla in continuazione, salta sulle sedie e inevitabilmente distrae i compagni.
Di certo "sopporterei", di certo tenterei disperatamente di aiutarlo (anche se, in certi casi... cosa ci può fare, una maestra elementare? Si affida allo psichiatra infantile/medico di turno e spera), di certo non lo odierei, povero bambino... ma magari spererei anch'io, segretamente, che i suoi genitori lo trasferiscano in un'altra scuola.

Non è per cattiveria, in tanti casi, secondo me: è che spesso gli insegnanti non sono istruiti a dovere per gestire certe situazioni, ecco: nei casi in cui entrano in campo malattie o comunque situazioni più grandi di loro, posso capirli, ti dirò :)
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#11   31 Agosto 2006 - 15:34
 
Allora... :-P
Son puntigliosa, ma si può essere anche delle ottime cristiane, andare a messa tutti i giorni eppure aver fallito con i figli, se non gli stai dietro e quella ragazzina non c'è nata così. Nella migliore delle ipotesi è stata trascurata e non seguita, in tutto, dalla crescita alle amicizie... basta un attimo per perderli i figli se non hanno un po' di testa.

Per il bambino, no, lo odiava e lo scherniva appena poteva. Il bambino era solo troppo vivace, perchè incapace di gestirsi e controllarsi e bastava veramente pochissimo, come riuscivo a fare io, dandogli solo un briciolo di attenzione quando ne aveva bisogno. Invece lo insultava, lo trattava malissimo e questo per me non è insegnare. Non mi viene neanche di chiamarle maestre.

^__^ Baciii
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#12   31 Agosto 2006 - 22:37
 
Sì... in effetti mi son espressa male io: io non dico che una che va a Messa tutti i giorni sia per forza di cose una mamma perfetta (anche se poi, se esci dalla chiesa e lo metti veramente in pratica, quello che hai ascoltato... secondo me hai ottime probabilità di esserlo, una buona madre).
Io citavo quell'esempio (ma potevo citare la famiglia che ogni week-end andava a fare i picnic coi figli, o che so altro) per dire che non è che i miei compagni di classe arrivassero, poverini, da una situazione degradata in cui la madre si prostituisce per portare a casa un po' di soldi e mantener la famiglia, e il padre spaccia droga e quando si arrabbia con la moglie la accoltella, ché allora in una situazione del genere non puoi pretendere che crescano bene, i ragazzi.

No no, eran famiglie normalissime, in cui... non so nemmeno se i genitori trascurassero i figli in modo così notevole.
Ovvio, io mia figlia di undici anni non la farei nemmeno uscire di casa, conciata come quelle si vestivano (tanto per parlare della cosa più visibile, che salta subito agli occhi ad un genitore)... ma se la figlia è già così, capace ancora che faccia ancor di peggio per ripicca.

Sai?, secondo me non sono tanto le famiglie (o meglio: non solo le famiglie) a rovinar i bambini/futuri adolescenti: è la società, in generale... le compagnie che frequentano al di fuori di casa. E non parlo di gangs di ragazzini armati che tirano di coca ogni due minuti: i miei compagni di classe, per dire, all'apparenza erano tutte persone normalissime; poi eran tutte persone che insultavano i deboli, picchiavano chi non stava dalla loro parte, e chissà che altro.

Ma secondo me non è solo colpa delle famiglie: è colpa anche di quello che vedono uscendo di casa, e ad un certo punto i genitori non è che possan far molto.
Molti miei compagni di classe, per dire, a settembre della prima media parevano brave persone: poi han capito l'aria che girava, si son uniformati al resto della classe (anche perché se no, pigliavan botte) e son diventati peggio del peggio.
A quel punto, un bravissimo genitore, che fa?
Dice al figlio "no, non uscire coi tuoi compagni di classe?".
Dice al figlio "no, non fare come loro perché in fondo lo sai anche tu che è sbagliato"? E anche "ti prego, ignora il dettaglio che l'ultimo che li ha contraddetti è finito all'ospedale con una penna stilografica che gli ha perforato l'ano"? (Ehm... giuro o.o Preciso che in quel caso non ero io, ma un ragazzo di un'altra classe, però :P)
O gli cambia scuola a metà anno, mandandolo possibilmente in un istituto non statale dove oggettivamente (per quel che ho visto io) si è più severi e rigorosi? Non tutti ne hanno la possibilità, per non parlare del caos per quel povero studente che deve cambiare compagni, libri e professori.

Sembra assurdo, ma secondo me tanti bravi ragazzi cresciuti in bravissime famiglie con bravissimi genitori, nella ribellione adolescenziale decidono di non seguirli per pricipio, gli esempi dei loro genitori, imitando tutto quello schifo con il quale tutti i giorni - ma pure a scuola, pure al bar o in discoteca! - vengono a contatto.
E il miglior genitore del mondo non so, sinceramente, a quel punto, cosa possa fare: chiudere il figlio in casa è assurdo, parlargli spesso non serve, e agire con la forza è inutile.
Certo, bisognerebbe fare in modo che al figlio certi comportamenti non vengano nemmeno in mente... ma ti assicuro che è difficile controcorrente, soprattutto quando rischi di trovarti con una penna stilografica che ti perfora l'intestino :S


Per il bambino iperattivo... ah beh, se è così, concordo con te :S
Io mi immaginavo la stanchezza di una poveretta inesperta davanti ad una situazione tragica: quello che racconti tu invece è veramente assurdo, e concordo ovviamente con te :)
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#13   01 Settembre 2006 - 22:21
 
Sul ruolo dell'educazione in famiglia la pensiamo decisamente in modo differente e meno male sennò saremmo davvero la stessa persona :-P
Però io ti dico che ho frequentato gente anche peggiore di quello che descrivi tu, ma nonostante la mia famiglia mi abbia trascurata moltissimo, ho ricevuto dei principi di base da loro che mi hanno accompagnata nelle mie scelte, fosse anche solo il riflesso di ciò che vedevo in famiglia.
Il fatto che a casa non si potessero dire parolacce, sembra un niente e invece ti insegna il rispetto già da piccoli. Il fatto che certe libertà devi conquistartele piano piano e con sacrificio ti insegna a responsabilizzarti e probabilmente tante piccole cose han fatto in modo che io restassi io, con la mia testa e non abbia accettato di divenire la copia del gruppetto o l'imitazione di qualche diva della musica o del cinema. Le basi te le da la famiglia, se non ci sono quelle te le cerchi altrove e allora diventi facile preda degli altri. Ma se la mia migliore amica, mettiamo, si faceva una canna, io non accettavo di farmela. se hai una tua testa puoi frequentare anche un delinquente, non ti porterà questo a rubare o a uccidere ;-) e detto ciò la smetto :-P
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AstridPurple

#14   01 Settembre 2006 - 23:10
 
Ma no, continua, continua *_*

Sì, in effetti da come la metto io può sembrare che io consideri marginale il ruolo della famiglia nell'educazione di un bambino/ragazzo: assolutamente no, ci mancherebbe solo!, ed anch'io concordo pienamente sul fatto che se a casa si esige un minimo di rispetto, di buona educazione, di capacità di adattarsi e di ottenere le cose solo quando ce le si merita, è un grande, enorme passo avanti verso la formazione di una persona... buona (non trovo termini migliori: hai capito :P).

Ci mancherebbe solo. Io vedo certe famiglie, vedo il modo in cui trattano o trascurano i figli, e mi metto le mani nei capelli al pensiero di quello che faranno 'sti ragazzi una volta cresciuti.

Ma quello che dico io è che, secondo me, non sempre le attenzioni e le cure della migliore delle famiglie bastano. Certo, aiutano moltissimo; certo, non concepisco nemmeno lontanamente genitori che "se ne lavano le mani": ma secondo me non sempre bastano.

Perché il figlio impari a non farsi le canne solo perché se le fa la sua amica/il suo ragazzo/la sua compagnia, ci va certamente una educazione che la famiglia gli ha impartito, ma anche un minimo di... intelligenza e di capacità di ragionare con la propria testa.

E secondo me una famiglia può e deve dare l'educazione; la capacità di non farsi influenzare dagli altri... non so fino a che punto, insomma.

Dico solo che per andare controcorrente (bada bene: non dico "scegliersi le compagnie", ma proprio compotarsi diversamente da tutti gli altri, come era ad esempio nella mia scuola) ci va, oltre ai princìpi che uno ha per educazione, anche una certa dose di "coraggio", una discreta capacità di ignorare le critiche altrui, e la testa per capire perché dar retta ai genitori piuttosto che agli amici (anche se la cosa, tutto subito, non ti sembra magari per niente un affare).

Son tutte cose che, secondo me, spesso in un bambino di undici-dodici anni mancano. Ma non perché i genitori sian degli incapaci menefreghisti: solo perché a undici anni non è facile per tutti, essere quello preso di mira perché diverso e ligio alle regole.

E' esattamente quello che dici tu: "se hai una tua testa puoi frequentare anche un delinquente, non ti porterà questo a rubare o a uccidere": però non è detto che a undici anni ce la abbiano tutti, una testa :)
E' verissimo che le basi te le da la famiglia: ma se a undici anni sei piccolo e confuso, senti il disperato bisogno di farti accettare, e quelli grandi, popolari e "potenti" ti ridono dietro proprio per l'educazione che la tua famiglia ti ha dato... o hai già la tua testa, la tua forza, e tutto, o magari quell'educazione accetti anche di metterla in discussione.

E a quel punto, certo, un bravo genitore parla, parla, cerca di intervenire, di aiutare il figlio, e magari ci riesce anche... ma se il figlio piccolino ci casca, non me la sento di dar la colpa (solo) alle famiglie, quantomeno nel contesto di cui parlo.

Tu calcola che nella mia classe eri in una situazione in cui non era una tua amica a farsi le canne: erano tutti a farsele, e tu diventavi automaticamente l'idiota di turno se non li imitavi (è un esempio. Spero che a undici anni facessero altro - a fine II media però di droga già ne girava - ma per dire...).

Uno piccolino, magari un po' immaturo per i fatti suoi, col disperato bisogno di fare nuove amicizie in un posto che non conosce, circondato da una compagnia in cui tutti fanno così, secondo me è anche facile che ci cada, anche con la migliore educazione alle spalle.

Sia chiaro: io parlo di quella situazione particolare, eh!
Ovvio che se poi uno ha fra i suoi amici uno o due o tre che si drogano/rubano/altro, si spera ragioni e faccia di testa sua.
Se ti trovi in un posto che non conosci, in cui tutti fanno determinate cose, secondo me è facile che tu consideri l'ipotesi di amalgamarti col resto del gruppo, anche se magari di per te non faresti nulla di quello che gli altri fanno: è per paura, per voglia di essere come gli altri.

E una buona famiglia a quel punto sta con le mani in mano?, dici giustamente.
No: vedessi mio figlio in una situazione simile, io gli leverei la tentazione cambiandogli ambiente (e quindi compagni di classe e quindi eventualmente scuola, nel caso specifico), tanto per arrivare alle soluzioni più estreme, ma non sempre è possibile farlo.

Certo, in un discorso generico hai ragione tu: un buon 95% di come è un ragazzo dipende da come lo ha fatto diventare la sua famiglia, certo.
Ma nel discorso specifico della mia scuola: ti assicuro che io stessa, fossi stata una mamma (e conoscendomi penso che sarei una mamma attenta e partecipe e rigorosa nell'educazione fino quasi all'ossessione :P :P) mi sarei messa le mani nei capelli senza saper bene che pesci pigliare.
Un conto son le "compagnie sbagliate" che qualcuno può per un certo periodo frequentare: un conto è se le compagnie sbagliate sono MOLTO sbagliate, molto violente se le contraddici, diventano la totalità delle conoscenze del figlio, e se il figlio undicenne (ché l'età è pure importante) ci deve stare assieme sei giorni su sette, cinque ore al giorno per tre anni, voglio dire :S
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Lucyette

#15   02 Settembre 2006 - 23:12
 
Io il problema lo vedo comunque e sempre alla base Lucy, un figlio non nasce così, ci diventa, ogni genitore dovrebbe chiedersi "dov'è che l'ho perso?" e rimboccarsi le maniche.

Meglio un no di più che dargliele tutte vinte.
Io ora vedo bambini che a 4 mandano a "quel paese" la madre o i nonni, e già da lì un genitore ha fallito, secondo me, da lì, t'è sfuggita di mano la situazione e rimediare diventerà sempre più difficile.

Tu dici che non sempre ci si riesce... non è vero, non ci si riesce più quando ha tipo 18 anni e ormai è perso, ma a 11 anni, no, ci riesci se lo vuoi.

E comunque una canna non è così terribile, non è quella che ti porta a non avere rispetto per una professoressa malata. Fossi stata la madre di una di quelle ragazze avrei solo provato vergogna e avrei preso mia figlia, messa in castigo e gli avrei insegnato cosa vuol dire soffrire, attraverso documentari, facendole leggere dei libri sull'argomento che le facessero passare la voglia di trattare così chiunque e alla fine avrei preteso le sue scuse a quella donna, ma scuse sincere di chi ha capito dove ha sbagliato.

Certo, mi dirai, bisogna trovarcisi in queste situazioni per capirlo. Eppure io spero di non trovarmici mai, per il semplice motivo che spero di tirare su dei figli che abbiano una testa per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, come mi è stato insegnato dai miei, almeno in questo posso dire che loro non hanno fallito, avevo sempre ben chiaro in mente cosa era giusto e cosa no. Fin da piccola.
Per me, dunque, resta sempre tutto alla base, non è che voglia discolpare il figlio da tutto, no, chiaro che poi se ha fatto scelte sbagliate le ha fatte lui. Però i genitori han sbagliato dall'inizio, non riesco a discolparli in nessun caso.

^_^

Uff... perchè questi discorsi mi fan venire voglia di avere un figlio?

Va beh non solo questi discorsi nello specifico :-P
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