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Ricordi di scuola
La mia insegnante di Educazione Fisica alle Medie, era uno strano tipo.
Erano strane anche le sue lezioni, durante le quali la donna cercava in ogni modo di ferire, tramite i più improbabili esercizi ginnici, il maggior numero possibile di suoi alunni. Nella nostra sgangherata palestra, era spesso un buffo via vai di ambulanze: c'era chi si rompeva un polso saltando dalla cavallina, chi collassava dopo una corsa troppo lunga e troppo veloce, chi cascava dal quadro svedese durante evoluzioni che neanche un atleta olimpico. Pare, comunque, il suo, essere un metodo di insegnamento molto diffuso fra gli insegnanti di Educazione Fisica, e probabilmente consigliato e incoraggiato dall'ISEF stesso. Parlando con alcuni alunni ed alcuni professori di altre scuole, medie e superiori, ho sempre visto espressioni di puro terrore al nominare l'Educazione Fisica: tragici incidenti, sforzi sovrumani e pretese assurde paiono essere elementi caratterizzanti della vita di palestra. La mia insegnante di Educazione Fisica delle Medie, comunque, oltre a tentare di eliminare fisicamente i suoi alunni durante le lezioni, era un tipo strano. E, chissà perché, si era fissata con me. Quando io sono arrivata alla scuola media, a settembre, ero una bambina abbastanza grassottella. Nell'arco di qualche mese, senza far assolutamente nulla, ero ingrassata, così, improvvisamente. La mia professoressa mi ha guardata e ha convocato mia madre: ma avevo mica qualche disturbo alimentare? Ma come, non mi ingozzavo di merendine? E allora? Come facevo ad essere sovrappeso, di grazia? Rubavo le merendine mentre i miei non vedevano! Avevo un rapporto conflittuale con loro! Mai pensato di portarmi a colloquio con uno psicologo? Nell'arco di qualche mese, altrettanto misteriosamente e inspiegabilmente, sono di nuovo dimagrita. La professoressa mi ha guardata ed ha convocato mia madre: ma mi aveva portata dallo psicologo? Ma mangiavo? Ma era sicura? No, perché l'anoressia è una brutta bestia, eh. Ah, no, mangiavo. Bulimica, allora! Era evidente! Ancora peggio! "Signora, a questo punto io le consiglio assolutamente un colloquio urgente con uno psichiatra dell'età evolutiva. Ma lo sa che sua figlia potrebbe anche morire, se non si fa qualcosa?". Nella classe di ragazzine infoiate nella quale mi trovavo, ero pressoché l'unica a non andare in visibilio alla vista dei miei (undicenni!) compagni di classe in calzoncini corti. Le altre urlavano "A figoooo!" da una parte all'altra della palestra; io palleggiavo silenziosa al muro, come da istruzioni. Le altre ululavano "Maròòòò quanto sei boonoo, ti bacerei e non ti dico doveeee!"; io mi concentravo sulla cavallina cercando di imparare a saltarla. La professoressa mi guardava, scuoteva il capo, e convocava mia mamma: era brutto dirlo così, ma non aveva mai pensato che io potessi avere tendenze omosessuali? Le normali pulsioni sessuali della prima adolescenza io sembravo non provarle; quantomeno, non facevo apprezzamenti sul fisico dei ragazzi. Magari quindi mi piacevano le ragazze: aveva mai considerato l'ipotesi, mia mamma? Ma, in famiglia, poi, ne avevamo mai parlato? Lo sapevo, io, che i miei genitori mi avrebbero amata comunque, per quello che ero, e che non dovevo vergognarmi della mia speciale natura? Un giorno, in un esercizio di palleggio con una compagna, stanca ho valutato male le distanze e ho mancato la palla per un paio di volte. La professoressa mi guardava e ha convocato mia madre: aiuto, io mancavo assolutamente di coordinazione. Ma era una cosa normale? Cioè, ma in casa riuscivo a prendere gli oggetti dagli scaffali, oppure capitava che mi cadessero dalle mani? Ma una TAC? Ma qualche esame? Ma se avevo qualche danno neurologico? Come? Studiavo danza classica da anni e con buoni risultati, per cui era abbastanza improbabile una mia mancanza di coordinazione? Ma che! E poi, si sa mai, in quelle scuole di danza dove paghi in cambio delle lezioni, ti dicono tutto pur di tenersi gli allievi con relativi soldi: magari ti prospettavano uno sfolgorante futuro stile Carla Fracci per assicurarsi la tua retta, e poi tu a malapena ti tieni in piedi: che ne poteva sapere mia mamma? Quando mi sono fatta male alla caviglia - per la prima volta - guadagnandomi in questo modo un primo - parziale e temporaneo - esonero dall'educazione fisica a scuola, la professoressa mi ha fissata orripilata e ha convocato mia mamma: ma sicura che io mi fossi fatta male? No, perché mica è detto, eh. I ragazzini son capaci anche di contar storie. Io magari stavo benissimo ma mi fingevo malata pur di non far ginnastica. Come, "perché avrei dovuto voler evitare la ginnastica"! Ma era per non farmi vedere in pantaloncini corti dai miei compagni di classe, ovvio! Evidentemente non ero proprio lesbica lesbica: con un po' di ritardo, ma avevo finalmente dei grandi disagi nel farmi vedere in pantaloncini dai ragazzi! Cioè, non ero in pace col mio corpo! E non sopportavo il giudizio di altri! Ma, insomma, quando andavo in spiaggia, stavo in costume da bagno, per dire? Ah sì? Ci stavo? Strano. Boh, dettagli. Una volta, giocando una qualche partita di un qualche sport, in temporanea assenza della professoressa-arbitro che aveva dovuto allontanarsi per qualche istante, ho avuto occasione di fare, impunita, un fallo a favore della mia squadra. Ovviamente, ho evitato il fallo, ed ovviamente le mie compagne di squadra si sono molto arrabbiate - tantopiù che nella mia classe dell'epoca i rapporti fra me ed il resto dei miei compagni erano molto, molto tesi. Quando la professoressa è tornata, in campo si era accesa una violenta lite in cui mi si accusava di essere una decerebrata che non sapeva approfittare delle occasioni e che nemmeno se debitamente consigliata sapeva cosa fare. La professoressa ha ascoltato la versione delle mie compagne, s'è messa le mani nei capelli, e ha convocato mia mamma: un dramma! Aveva finalmente capito il mio problema: non reagivo agli stimoli esterni, probabilmente ero autistica! No, no, che mia madre non reagisse così, per carità: perché le era scoppiata a ridere in faccia, santo cielo? Era un riso isterico, senza dubbio! Era l'effetto dello shock per la tragica scoperta! Ma no, che mia madre non facesse così, che si calmasse: un bravo medico, qualche pasticca, e poi passava tutto, potevo aspirare ad una vita quasi normale! Su, su, non era un dramma! Quando, con abile mossa e tanta sfortuna, dopo qualche mese il mio problema alla caviglia s'è aggravato, la povera donna è inorridita alla vista del mio esonero totale dall'attività fisica che il medico le presentava. Aiuto! Ma qui era un complotto! Evidentemente conoscevo qualche medico disposto a spalleggiare il mio infantile desiderio di evitare la ginnastica in pantaloncini corti, per non dover fronteggiare i miei latenti problemi sessuali! Mi ha, insomma, considerata una malata psichiatrica per tre lunghi anni, non mancando di ribadire la sua impressione a sconcertati colleghi e ai miei genitori, che a quel punto non sapevano più se ridere, se piangere, o se dirle di sì con fare accondiscentente, pur di farla star zitta. Ancora, allontanandomi dall'aula dove avevo sostenuto l'esame orale per la licenza media, ho sentito le sue sconcertate parole rivolto al resto dei miei insegnanti: "Va bene, d'accordo. Ha fatto un esame molto buono, non lo nego; un esame ottimo. Ma io vi assicuro, colleghi, che quella ragazza ha dei problemi gravi, fidatevi di me: diamine, non sarò mica una visionaria!". Fatto sta che, in casa nostra, il solo menzionare anche solo per caso quella mia simpatica professoressa, provoca in tutti noi un attacco di risatine isteriche, e l'unanime esclamazione: "Meno male che le Medie durano solo tre anni e ormai sono ben lontane!". Scritto da Lucyette | commenti (7) (popup) | commenti (7) Commenti
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