domenica, 18 giugno 2006

Ricordi d'infanzia

 

Di tutti i ricordi che ho della mia più tenera infanzia, un buon novanta per cento riguarda i tre mesi estivi che abitualmente passavo, con mia madre, nella nostra casa al mare.
Se ci si pensa bene, è strano, perché non è che io, in città, non potessi godere di una vita serena. Anzi. All'asilo, mi trovavo benissimo, ed avrei passato ore ed ore ed ore a giocare con i miei compagni. Ricordo ancora ora, con affetto, la mia maestra Loredana ed il mio insegnante di Inglese, Richard. Un simpaticissimo californiano arrivato in Italia per studiare all'Università con uno di quei progetti tipo Erasmus, e che nel tempo libero, per guadagnarsi da vivere, insegnava Inglese ai bambini dell'asilo. Lo adoravo, Richard. Arrivava vestito da mago e ti tirava fuori le banane dalle orecchie. E poi ti insegnava a dire "banana" e "orecchia", e giocava con tutti e animava le feste di compleanno dei bambini.
Ricordo che ho pianto, quando, finito il suo anno di studi in Italia, è tornato in California, dopo una grande festa di addio piena di dolci, giochi, scherzetti e trucchi di magia.

Ad ogni modo, buona parte dei miei ricordi sulla mia tenera infanzia, riguarda le vacanze estive al mare. Ed è effettivamente durata per anni, la fase nella quale io consideravo il paesino al mare, non la città, la mia vera casa. "Dove abiti?". "In Liguria". "Ma allora cosa ci fai a Torino, scusa?". "Ah, no, sto qui qualche mese per studiare, ma la mia casa è al mare".
Mi ci trovavo benissimo, al mare.
Avevo un paio di grandi amiche, il mare, la sabbia, la spiaggia, paesini dell'entroterra meravigliosi da visitare, e... la gelateria.

Non è che a Torino non ci fossero buone gelaterie: anzi, ce n'era una ottima vicino a casa, nella quale mio padre comprava, spesso e volentieri, degli ottimi gelati da gustare dopo cena. Poi mia madre ha iniziato a ingrassare, c'è stato un periodo in cui ero inspiegabilmente cicciottella anch'io, per cui l'abitudine di mangiare gelati e dolciumi, in casa, s'è persa.
Ma non al mare. Sì, perché al mare c'è lo spirito di festa, di vacanza, di "facciamo ora, ché siamo in ferie, quelle cose che durante l'anno non facciamo mai". E così, ogni sera, sistematicamente, scendevamo da casa e mangiavamo un gelato.

Lo prendevamo sempre alla gelateria sotto casa, il gelato. Non era poi un granché, come gelateria: voglio dire, non immaginatevi quegli enormi banconi con una varietà infinita di gusti, tipo "Puffo", "Carota", "Asparagi". Giuro, una volta ho visto un gelato agli asparagi. Ancor ora mi chiedo chi mai possa desiderare un gelato agli asparagi, ma assicuro che lo producono.
Magari è pure buono.

No: la 'nostra' era una gelateria semplice, anche piccina, che offriva al pubblico poche varietà di gelati, sicuramente non fatti a mano. Però erano buoni, i gelati. E mi piacevano i gelatai. E la poca varietà di gusti non è un problema, per una che ha sempre richiesto - e ancor ora richiede - gelati alla "Crema e fiordilatte". Giusto perché in genere un gelato ad un solo gusto non te lo fanno: se no mi andrebbe benissimo anche un cono solo alla crema. O solo al fiordilatte.

Che poi, in realtà, quella gelateria offriva un altro gusto, che io amavo molto e che non ho mai più trovato altrove. Si chiamava "Delizia della nonna", ed era effettivamente molto simile al classico "crema", corretto forse con qualche altro aroma. Mi piaceva moltissimo, la "Delizia della nonna". Era una vera e propria delizia.

E mi piacevano, appunto, anche i gelatai. Erano due ragazzi simpatici, forse sulla trentina - ma probabilmente anche più giovani: da piccoli si tende a considerare sempre più vecchi gli adulti - , marito e moglie. Si chiamavano Sabrina e Natalino, e io amavo tantissimo stare in loro compagnia.
E' sempre stata una mia caratteristica: ho sempre ricercato la compagnia dei più grandi, tant'è vero che anche ora tendo a preferire gli adulti ai miei coetanei. Ecco: quando ero molto piccola, Sabrina e Natalino erano i miei adulti preferiti. Loro lo sapevano e facevano buon viso a cattivo gioco, fermandosi a chiacchierare con me quando non avevano altri clienti da servire, e fingendosi sinceramente affezionati a quella bimbetta di tre-quattro anni che li perseguitava notte e giorno.

Di Natalino apprezzavo la simpatia, le barzellette che raccontava. Sabrina invece aveva per me una attrattiva irresistibile: i capelli. Aveva degli splendidi capelli castano chiaro, lunghi, lisci, che, stretti in una treccia, le cadevano sulla schiena fino ad arrivarle all'altezza del bacino.

Ecco, io stravedevo per quei capelli.
Era oggettivamente tutta colpa di mia madre, che, finché sono stata troppo piccola da protestare con eccessiva violenza, mi ha sempre tagliato i capelli in un caschetto cortissimo, che mi faceva sembrare più un maschietto che una femminuccia. Io detestavo quel taglio, e invidiavo profondamente i lunghi capelli di tutte le eroine dei cartoni animati Disney - tanto da ostinarmi a girare, a tre anni, con un paio di collants in testa, perché le gambe di questi mi dessero l'illusione di avere in capo due lunghe trecce.
Io detestavo i miei capelli corti, ma mia madre, impietosa, continuava a portarmi a farmeli tagliare. Cosa in fondo anche compresibile, se calcoliamo che da piccola mi producevo in una serie di urla isteriche tutte le volte che si cercava di farmi uno shampoo, e mordevo - a volte, anche letteralmente - ogni volta che qualcuno cercava di passarmi una spazzola fra i capelli.

Comunque, i lunghissimi capelli della gelataia Sabrina erano, per me, una vera e propria meraviglia del creato. Con lei mi lamentavo della mia orrida pettinatura, sentendomi puntualmente rispondere: "Oh, ma anche io, alla tua età, avevo sempre i capelli corti corti corti e sembravo un maschietto, sai?". Talvolta aveva pure la faccia tosta di strizzare un occhio a mia madre, dopo tali sconvolgenti affermazioni, aggiungendo: "Da grande, anche tu...".

Erano dei bravi gelatai. E fra una coppetta di "Delizia della nonna" ed un cono di "Fiordilatte" - Fiordilatte che, puntualmente, usciva dal cono, mi colava sulle mani, e mi sporcava i vestiti... tuttora considero il mangiare un cono di gelato una attività altamente impegnativa, che richiede sangue freddo e grande concentrazione - passavo con loro tanti pomeriggi e tante serataedella mia prima infanzia, prima di avventurarmi, con i miei genitori, sul lungomare.

Sul lungomare c'erano ogni sera le bancarelle; anche lì avevo una grande amica. Si chiamava Lucia, ed aveva un banchetto di collanine e bigiotteria. Si chiamava Lucia, come me, e più tardi scoprimmo che era nata anche lei il 23 marzo. Come me.
Anche lì, amore a prima vista: e conservo ancora ora alcune graziose collanine comprate nel suo banchetto.

Le mie prime estati, passavano così.
Il gelato da Sabrina e Natalino; la passeggiata; le bancarelle, e le collanine della signora Lucia.

Ricordo di esserci rimasta malissimo, quando, un anno, la signora Lucia, ormai vecchia, mi aveva salutata, comunicandomi che, a partire dalla stagione successiva, lei non sarebbe più stata lì con la sua bancarella. Andava, giustamente, in "pensione".

Ma la volta in cui sono rimasta veramente di sasso, è stata quando, tornando al mare dopo nove lunghi mesi di città e di scuola, ho visto la mia adorata gelateria, chiusa. Mi dicono che mi sono addirittura messa a piangere, ed io ci credo: era il mio punto di riferimento, il simbolo delle mie vacanze estive.

"Non voglio che ci sia un altro negozio al posto della mia gelateria, non voglio!" avevo esclamato con ostinazione, a suo tempo. E, almeno in quello, sono stata accontentata: salvo uno sfortunato tentativo di una agenzia immobiliare che è fallita dopo pochi mesi dalla sua apertura, il locale che ospitava la mia gelateria, da allora è sempre stato vuoto. Il che è strano, poi. Era un locale in una posizione buona, tutto sommato, in vista: è strano che mai nessuno l'abbia riutilizzato.

Mette un po' di tristezza, sì, quella serranda sempre tirata giù, in mezzo ad una via che pullula di negozietti e bazar. Mette tristezza, ma quantomeno non c'è nessun altro ad "usurpare" il posto della mia gelateria. Ed è già qualcosa.

Sì, ho pianto quando la gelateria ha chiuso. E mi dicono che per alcune settimane non ho più voluto mangiare un altro gelato: ma sì, come facevo ad entrare in una qualsiasi altra gelateria, e ordinare un qualsiasi altro gelato? Sembrava di tradire Sabrina e Natalino.




Qualche anno più tardi, per puro caso, passeggiando con me sul lungomare, mia mamma ha esclamato, sorridente: "Oh, Lucia! Guarda chi c'è!".
Io ho guardato, e ho visto un signore a me sconosciuto: solo quando mia madre si è avvicinata per salutarlo, ho appreso che costui altri non era che l'ex gelataio Natalino. Che ovviamente non si ricordava più di me, e che in fondo nemmeno io ricordavo, se non per i suoi buoni gelati e per la sua sposa dai lunghi capelli.

Un paio di convenevoli e di saluti, e alla affermazione di mia mamma: "Ci saluti la signora Sabrina, eh!", è seguito un lungo silenzio imbarazzato. Al quale ancora è seguita la risposta: "Veramente siamo divorziati da alcuni anni, ormai".

Ecco: lì mi è crollato un mito.
Meno male che - se lei l'ha fatto - non mi hanno detto che Sabrina s'è tagliata i capelli.

La gelateria, chiusa; la felice coppietta di gelatai, divorziata... ma almeno la gelataia me la posso ancora ricordare con i suoi lunghissimi, splendidi capelli.


Scritto da Lucyette | commenti (5) (popup) | commenti (5)
Commenti
#1   20 Giugno 2006 - 22:48
 
Ogni anno che passa e, dove vado al mare io, cambia tutto. Tutto si chiude, tutto si apre. Nuovi hotel, ristoranti, panzane. Bonghe, per citare bologna.
Bel blog.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente CiCCioPiCCi

#2   21 Giugno 2006 - 16:24
 
Io lo chiedo, il cono con un solo gusto, a volte.

Non so resistere alla crema. Una volta me ne sono fatta fare addirittura una coppetta da mezzo chilo ^.^' ..e l'ho mangiata tutta io. XD
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ArancioMacchia

#3   23 Giugno 2006 - 11:01
 
ma magari ad averla, una casa al mare ed in campagna, Lucy :P

beh.. vedi di divertirti, in queste vacanze :)

ma ho capito bene ? insegnante di inglese alle elementari? °_°

baciotto.. da un'inglesina arresasi prima del tempo :P
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PiccolaKorny

#4   23 Giugno 2006 - 12:35
 
ahahah giuro che finirò quel racconto :P intanto ho letto il tuo... pensare che giorni fa anche io sono stata tentata di scrivere qualcosa sui ricordi della mia remotissima infanzia! Sarà il periodo... mah, misteri!

Ti mando un messaggio privato intanto ma che riguarda tutt'altra cosa ^_*...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Vi0la

#5   23 Giugno 2006 - 16:33
 
Vi0la: uh, allora vado a leggere! *__*
In compenso aspetto ansiosa il seguito del tuo appassionante racconto >_> e... per i ricordi di infanzia... boh, sarà la stagione davvero :)
O magari, per quanto mi riguarda, è che... con l'arrivo dell'estate, al mare e alla gelateria mi capita di ripensarci :P


Korny: eeeh... lo so: i grandi, grandissimi vantaggi di avere nonni originari della campagna o che amavano risparmiare per comprare una casetta in uno splendido paesino in cui andavano in vacanza da anni ;)
Il solo lato negativo di tutto questo, è che oggettivamente non sono mai stata in un albergo in vita mia (giuro!), e, non avendo la tentazione di viaggiare in quanto ho già i miei bei posti dove andare, conosco pochissimo il mondo :P
Che dici... è un lato negativo sopportabile, eh? :P :P :P

Comunque... no no: Richard era il mio insegnante di Inglese all'asilo, proprio. L'ho conosciuto a tre anni e gli ho detto addio a cinque: scuola materna, letteralmente ;) A pensarci oggi, obiettivamente credo che non avrebbe avuto il tempo e nemmeno i titoli per insegnare alle elementari: lui, ragazzino di circa vent'anni, senza una laurea e manco italiano. Però, in un asilo, non si era così fiscali (anzi: non penso nemmeno che nelle normale scuole materne statali ci siano delle ore curricolari di Inglese... non so, non mi son mai informata, di diro: da noi c'erano :P), per cui... :)
Buone vacanze a te! *__*


ArancioMacchia: ma allora dimmi in che gelateria vai tu >_> Quando chiedo una coppetta (il cono non son ancora capace a mangiarlo senza aver rivoli di gelato che mi colano sulle mani :P :P) ad un solo gusto, il commesso mi guarda sconvolto mormorando che non si può, il minimo sono due gusti, non posso chiedere solo la crema... sigh ç_ç


CiCCioPiCCi: ma grassie, passo a visitare il tuo! ^_^
No, c'è da dire che, nel posto dove vado io, i negozi sono abbastanza stabili. Durano come minimo cinque-sei anni, salvo casi eccezionali, prima di chiudere. E meno male, in fondo, perché credo che, in un villaggio che ogni anno si trasforma, non sarei mai riuscita ad avvertire il senso di "Qui sono a casa" che ho a lungo provato e che in fondo ancora provo.
Dove vado al mare io - sarà che è una località non troppo grande - potrei girare a occhi chiusi ed entrare a colpo sicuro, a distanza di un anno o due, in un negozio, quasi certa di trovarci la stessa mercanzia, gli stessi prezzi, le stesse facce :)
Anche i turisti in genere son sempre quelli ;)
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