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Un tranquillo pomeriggio di paura
Un tranquillo mercoledì pomeriggio di fine maggio; ore 15 circa. Semisdraiata sul divano, segui pigramente una puntata di un poliziesco in televisione, mentre tua madre gira per la casa rassettando le camere e spolverando qua e là.
Senti i passi di lei arrestarsi nell'entrata, all'altezza della porta di casa; senti la sua voce mormorare, perplessa: "Ma cos'è 'sto odore?". Ti stringi leggermente nelle spalle, mentre, per pura cortesia, mugnugni un "Boh", tenendo lo sguardo sullo schermo televisivo, senza che, del resto, nessun aroma particolare ti sia arrivato alle narici. Ed è con una certa pigrizia che ascolti scattare la serratura di casa, e il cigolio della porta di ingresso indicare che questa è stata aperta. Tutto quel placido relax scompare nell'arco di una manciata di secondi, quando senti nuovamente la voce di tua madre esclamare: "Lucia, ma c'è del fumo che sale dalla rampa delle scale! C'è un incendio!". Scatti in piedi, avvicinandoti veloce alla porta di ingresso, aperta sul pianerottolo. E lì vieni effettivamente investita da una nuvola di fumo: bianco, denso, con un odore acre, che ti sale nelle narici, ti fa tossire, ad arrossare gli occhi che già lacrimano. Al di là della coltre di fumo, dall'altro capo del pianerotto, scorgi a malapena la tua vicina di casa che, affacciatasi a sua volta, esclama agitata: "Chi chiama i pompieri?". "Noi, noi..." risponde veloce tua madre, scomparendo in fretta verso il salotto per prendere in mano il telefono. Passa qualche secondo, e ti giunge di nuovo alle orecchie la sua voce: "Ma non funziona... bisogna mica fare il prefisso, per chiamare i vigili del fuoco?". Scuoti la testa incerta, mormorando un: "Sicura di aver fatto il numero giusto? Riprova... magari, l'agitazione...", prima di sentirla esclamare: "Ah! Ma non prende il telefono! Abbiamo il telefono isolato!". Sguardo di puro panico, mentre l'aria, nell'entrata, ormai invasa dal fumo che arriva dalle scale, si sta facendo veramente irrespirabile. "Okay, calma, prendo il mio cellulare" dici, correndo verso la tua camera e allungando isitintivamente la mano verso il portacellulare. Che è vuoto. Aiuto. Ah, già, sei arrivata a casa questo pomeriggio stanca, non l'hai ancora tirato fuori, sarà nello zaino... Corri verso lo zaino, lo apri. Cavoli, c'è sopra il golfino; tiri fuori il golfino; cavoli, c'è il portapenne, via il portapenne; e adesso dove diamine è scivolato il cellulare? Togli un libro, il diario, il quaderno, nulla... "Lucia! Allora, l'hai trovato?" esclama sulla soglia della stanza tua madre tossendo. Ribalti lo zaino facendo cadere tutto sul letto; frughi fra quella miriade di libri e quadernetti e finalmente lo trovi. Ma, diavolo!, è spento: inserisci il PIN, okay, "Lucia! E allora?", aiuto, è sbagliato, lo reinserisci correttamente, okay, va bene, si è acceso, aspetti che si carichi, 115, okay, parte la chiamata. Chiami i pompieri e poi riapri la porta di ingresso, trovandoti su un pianerottolo completamente sommerso dal fumo. Devi proteggerti il naso con un fazzoletto, tantopiù che quello non è un normale fumo: ha un odore di plastica bruciata, aiuto!, e se è tossico? Scendono le scale i vicini del piano di sopra: "Abbiamo chiamato i pompieri" - "Anche noi!" - "Ah, bene, beh, allora arriveranno, intanto cerchiamo di aprire le finestre che dal pianerottolo danno sul cortile, forza, dateci una mano" E aspetti, e aspetti, e aspetti, e "ma diavolo, perché i pompieri non arrivano, cosa aspettano, ancora?". E aspetti, e aspetti, e aspetti, e ormai non c'è più nessuno che riesca a non tossire. E aspetti, e aspetti, e aspetti, e "ma non si vede niente, dove diamine sarà questo incendio?". E aspetti, e aspetti, e aspetti, e il tuo vicino di casa esce sul pianerottolo appena sveglio, a torso nudo, infilandosi una maglietta, pronto per essere fatto evacuare. E aspetti, e aspetti, e aspetti, e finalmente senti dalla strada le sirene, e affacciandoti alla finestra vedi due grandi camion dei pompieri fermarsi davanti al portone e buttar fuori decine e decine di ometti armati di tuta antincendio ed estintore. E corri al citofono per aprir loro la porta, e intanto vai sul pianerottolo per rassicurare gli altri, "Sono arrivati!", e intanto ti sembra che il fumo stia effettivamente sparendo e che l'odore sia un po' meno forte, ma chissà, forse è illusione, forse è che ora che son arrivati sei più tranquilla... forse, chissà. Senti i loro passi sulle scale: "Dov'è che brucia, signori?", e i condòmini a rispondere in fretta, da piano a piano: "Non so, non si sa, non si vede...". "Prima c'era tanto più fumo, sapete" dici in fretta quando gli uomini, tuta addosso ed estintore in spalla, arrivano al tuo piano salendo gli scalini a due a due in una giornata afosa, "poi abbiamo aperto le finestre, ora è di meno, ma sembrava arrivasse da sotto, non so...", e loro annuiscono e iniziano già la rampa successiva, rassicurando virilmente: "State tranquille signore, ora ci pensiamo noi, aprite solo le finestre e cercate di non respirare il fumo, non temete". E scompaiono al piano superiore, mentre tu lanci una occhiata a tua madre e ubbidiente torni in casa a respirare l'aria pura che viene dalle finestre aperte. Dopo un'ora, i pompieri, trattenendo a stento le risate, si ripresentano ai terrorizzati condòmini, fissandoli divertiti, o, chissà, con istinti omicidi che covano dentro di sè. Hanno identificato la causa del fumo. Era la famiglia del piano di sotto, che, avendo messo a bollire nell'acqua il ciuccio della neonata per disinfettarlo, era andata a riposare al fresco, sul balcone, dimenticandosi del ciuccio nell'acqua bollente. Acqua che era consumata, bruciando e fondendo l'oggettino. Appisolati sul balcone, i signori non avevano avvertito quell'odore, né erano stati svegliati dalle sirene dei pompieri in strada. Dormivano, beati e ignari, mentre nella loro cucina si formava un fumo mefistofelico che, passando oltre la porta di ingresso, aveva invaso, oltre che il loro alloggio, anche l'intera rampa di scale. Il bello è che non era scoppiato il minimo incendio; era solo fuso il ciuccio. Chissà di che cavolo di materiale era poi fatto, questo ciuccio. E beh, son cose. Panico, agitazione, due camion di pompieri scomodati, un pomeriggio passato nell'ansia, per... un ciuccio. Gli affezionati condomini stanno organizzando una colletta per regalare ai loro sbadati vicini di casa un comodo e sicuro sterilizzatore per neonati. Scritto da Lucyette | commenti (14) (popup) | commenti (14) Commenti
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