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La sento parlare mentre, stanca, solleva lo sguardo dal quaderno di Algebra sul quale era inutilmente chinata. “Che palle, per domani c’è Greco da preparare e io questo pomeriggio devo organizzare la mia festa, come faccio a studiare?”.“Festa?”. Le lancio una occhiata vagamente curiosa, accantonando a mia volta, per un attimo, l’idea di scendere a patti con un logaritmo che proprio non ne vuol sapere di venire. “Sì, il mio diciottesimo” annuisce con un gran sorrisone lei, che chiaramente non chiedeva altro se non di poter illustrare a qualcuno i suoi progetti. “Abbiamo fissato per oggi l’appuntamento col catering, che mi organizza tutto: buffet, sedie, tavoli, tovaglie, bicchieri, fa tutto lui. Solo che voglio esserci anch’io, non voglio lasciar decidere tutto ai miei genitori: ne ho già incontrati due, di catering, prima, ma il servizio non mi soddisfaceva, quindi voglio essere proprio sicura che questo vada bene, ormai manca poco”. “Scusa…” la squadro per qualche secondo, le sopracciglia sollevate, in un silenzio esitante: “ma tu gli anni non li compi a settembre?”. “Sì, esatto. Il quindici settembre. Faccio la festa proprio il quindici: mi va bene che è venerdì, così il giorno dopo non c’è scuola e si può dormire”. E sorride ancora, soddisfatta, riprendendo in mano la biro per ricontrollare il suo esercizio. Dal canto mio sbatto le palpebre per un paio di volte, lanciando una occhiata veloce al calendario. Okay, non ho le allucinazioni io: siamo proprio in primavera. “Scusa…” chiedo ancora, piano, esitante. “Tu fai la festa al quindici settembre e hai fretta di incontrare il catering adesso?”. Tralascio il mio sconcerto all’idea di una ragazzina che si fa portare da un catering le posate per la festa di compleanno, tanto lì non c’è da discutere, e ricomincio: “Voglio dire, c’è tutta l’estate in mezzo, ne hai di tempo…”. Lei mi guarda uno sguardo totalmente sconcertato, lasciandosi cadere di mano la penna. E lo esclama ad alta voce, il suo “Ma sei pazza?”. Incurante di aver attirato lo sguardo di tutti gli altri ragazzi nella stanza, prosegue: “D’estate, a giugno luglio agosto, non c’è nessuno, sono tutti in vacanza, le agenzie sono chiuse, e poi quando li do gli inviti, io? Anzi, devo chiamare la tipografia, perché se non si decide a stamparmeli in fretta poi la gente parte: entro la prima settimana di giugno io devo aver fatto assolutamente tutto, ecco!”. “Distribuisci a giugno gli inviti per una festa a metà settembre?” chiedo debolmente, mentre una terza ragazza interviene: “Beh, Lucia, guarda che ha ragione. Io ho già ricevuto inviti per feste a fine ottobre, non è così strano. Con tutta l’estate di mezzo… e poi, anche per gli invitati, ci deve essere un po’ di tempo, scusa… per decidere come vestirsi, per provare l’abito, scegliere le scarpe, la borsa e la pettinatura…ha ragione, sai”. E stringe le spalle, con il tono di chi compie una pacata e ovvia osservazione. E allora io mi trovo a ripensare alle feste per i diciott’anni che alcuni ragazzi hanno già fatto. E ripenso anche al sorriso che mi aveva strappato, un elegantissimo biglietto nel quale venivo ufficialmente invitata, dal Signore e dalla Signora TalDeiTali, alla “festa in onore della loro figlia Roberta”, mia compagna di classe con la quale scambio a malapena, quando capita, qualche parola fra i banchi di scuola, e nulla di più. Ripenso alla faccia sconcertata di mia mamma quando, visto l’invito, aveva letto l’indicazione di presentarsi con cravatta nera, o quando, girando il biglietto, era stata informata dell’esistenza di un pratico servizio di navetta che avrebbe condotto al luogo dei festeggiamenti. Un pullman privato affittato dalla famiglia della festeggiata: eh sì, perché la festa si sarebbe tenuta in una villa molto lussuosa ma anche molto al di fuori del centro cittadino, pressoché irraggiungibile con i mezzi pubblici e senza lo scomodare fino a tarda notte genitori-autisti. Penso ad un’altra ragazza che era arrivata a interpellare la sua professoressa di liceo con queste motivazioni: “Professoressa, lei per il 30 maggio ha fissato una verifica, solo che io il 29 ho il diciottesimo, viene quasi tutta la classe, e quindi il 30 saremo tutti stanchissimi, non avremo dormito la notte… non è che può spostare la verifica alla lezione dopo?”. E la professoressa, senza nemmeno un attimo di esitazione, correggeva la data della verifica sul registro: perché come si fa, come si fa ad ostacolare i grandiosi festeggiamenti di un diciottesimo? Guardo i futuri diciottenni e li vedo tutti presi a fare il conto alla rovescia per il loro compleanno. La maturità, la possibilità di votare, la patente, l’ingresso ufficiale nell’età adulta! E poi i genitori ci daranno più libertà, ormai siamo maggiorenni che diamine, e possiamo andare via di casa quando vogliamo, che bello, evviva, non resisto, diciott’anni, come invidio quelli che hanno già diciott’anni! E poi… il diciottesimo, ragazzi, il diciottesimo! Ma ci pensate al nostro diciottesimo? E al solo sentir nominare quella magica parola, i loro occhi si illuminano, specchio di una mente persa in un mare di fantasie su festeggiamenti principeschi e brindisi fino a notte fonda. Okay, forse, io, a suo tempo, ho avuto dei motivi validi per non sognare festeggiamenti grandiosi per i miei diciott’anni. Da qualche tempo a questa parte la data del mio compleanno è foriera di brutti ricordi, quindi avevo, forse, i miei buoni motivi per non aver voglia di festeggiare in quel preciso giorno. Ma, in ogni caso, proprio non riesco a capire e a far mio tutto questo entusiasmo per i diciott’anni. Voglio dire, e che ti cambia? Spero bene che nessun genitore cambi di punto in bianco le regole di comportamento imposte a suo figlio, solamente perché il ragazzo è entrato nel suo diciottesimo anno d’età. E non riesco proprio a vedere – nemmeno sforzandomi – alcun vantaggio pratico nell’arrivo della maggiore età, per quanto riguarda la vita di un ragazzino che sicuramente resterà in famiglia fino al termine del liceo e probabilmente anche dell’Università. L’entusiasmo e l’ansia con i quali ho atteso i miei diciott’anni sono stati tali che il mio migliore amico si è completamente dimenticato della data del mio compleanno (anzi, a pensarci bene dubito che tutt’ora abbia fatto caso alla sua dimenticanza… e del resto, perché avrebbe dovuto, insomma?), che i miei genitori non mi hanno fatto alcun regalo, e che neppure la maggioranza dei miei parenti si è prodigata, grazie al cielo, nel riempirmi di doni e di soldi. E il mio diciottesimo compleanno è trascorso in modo totalmente quotidiano, fra scuola, esercizi a casa, ripetizioni di Italiano date gratuitamente a un ragazzino e a letto presto ché ero stanca. E tanto bene che son stata, voglio dire! Ecco, io ripenso al mio compleanno e penso alla festa sontuosa che quell’altra ragazza sta organizzando, fra posate, tovaglie, inviti e decorazioni floreali procurate dal catering. Con la speranza che il terzo organizzato soddisfi le sue aspettative, se no a settembre è ancora lì a cercare. Ripenso al caos che era scoppiato quando un mio compagno di classe, invitato ad una festa alla quale bisognava “presentarsi con cravatta nera”, aveva in animo di vestirsi con un semplice paio di pantaloni scuri ed una giacca, non avendo nel suo guardaroba completi più eleganti. E c’è mancato poco che la festeggiata non lo insultasse: che diamine, era il suo diciottesimo, lei voleva la festa elegante, e allora tutti andavano vestiti come diceva lei, oppure potevano anche non presentarsi!Raccontavo di questa furibonda lite, qualche tempo fa, a una ragazzina che talvolta sento, e che era rimasta sconvolta nell’ascoltare le mie parole. Lei aveva come attenuante, però, il fatto di non essere assolutamente abituata ad un simile genere di festeggiamenti. Per lei era una cosa totalmente fuori dal mondo, l’idea che una ragazza volesse festeggiare il suo compleanno in un galà stretto nei lacci del galateo, piuttosto che in un party, magari in discoteca, in cui ridere e scherzare in tutta libertà. Io, in realtà, questo aspetto ad esser sinceri già lo conoscevo, ed immaginavo anche le feste eleganti tanto sognate dai miei coetanei. E, per carità, molto meglio una festa elegante che una simil-orgia in discoteca, non lo nego… però continuo a ripensare alla ragazza affannata alla disperata ricerca del catering che faccia per lei, e non riesco a far altro che scuotere la testa allibita. Ogni tanto, pensando al mio futuro, sono stata io la prima ad ammettere che, forse, a causa di alcuni miei comportamenti, ripensando a quest’anni miei e a me stesso, potrei pentirmi, e persino, spesso, ma sconsolato, volgermi indietro. Ma, santo cielo… davvero non riesco a concepire l’idea di poter rimpiangere il non aver dilapidato mezzo patrimonio per organizzare una festa alla quale invitare decine e decine di perfetti sconosciuti … sconosciuti, però con un buon nome. Una festa in cui non c’è nemmeno spazio per gli amici e i sentimenti veri, a giudicare da come tutto è organizzato. Dai regali (la ragazza del catering ha aperto una lista diciottesimo in una nota gioielleria. Tu vai lì, lasci i soldi, lasci un messaggio, alla fine lei passa a ritirare, vede chi le ha dato cosa, e poi si sceglie il regalo che vuole), agli inviti, agli abiti, alle sedie, alle decorazioni sulle forchette. |
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