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[For Fanatics Only] Parla con lui
- Segue la fedele traduzione dalla Lingua Inglese dei log di una chat realmente avuta dalla sottoscritta questo pomeriggio -
Lucia: *oltrepassa silenziosamente la soglia del Sotterraneo di Pozioni, nella scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, cercando con lo sguardo la figura del Professor Piton. Che vede chino sul tavolo, intento a correggere compiti in classe dei suoi studenti. Bussa piano alla porta* Disturbo, signore? Piton: *sbadiglia* Suvvia... fai la brava bambina, e non mi disturbare prima dell’ora di pranzo.
Lucia: Ehm… *lancia un’occhiata, interdetta, al suo orologio* Signore… posso capire il fuso orario, ma qui da me sono le tre del pomeriggio: non ha ancora mangiato? Piton: Hm. Forse sì. Sì, credo, in effetti, di sì. Lucia: Fantastico. Allora, posso disturbarla un minuto? Piton: *sospira* Temo proprio di sì, purtroppo… Lucia: Grazie mille, signore. Solo una domanda. Piton: *la fissa ad occhi socchiusi, e sogghigna* Lucia: Ehm. Sì, lo so, signore, potrei e dovrei farle una infinità di domande, per ognuna delle quali lei avrebbe una risposta, ma… non vorrei rubarle troppo tempo, per cui mi limito a una domanda sola. Piton: *i suoi occhi brillano* Interessante, come tu ponga la questione… Lucia: Grazie. Sa cos’è un blog, signore? Piton: Sì, mi piacciono le tue buone maniere, peste. Cinque punti! Lucia: Ehm… grazie mille, signore, ma… quanto ai blog? Piton: Eh? Lucia: *sospira, pazientemente* Sa cos’è un blog? Piton: Beh… devo ammettere di sapere molto poco sui blog. Lucia: Nessun problema, signore: è normale, per un mago. I blog, beh… sono dei siti internet. Soprattutto diari personali, messi in rete. Piton: Interessante. Sì, sì. Ho afferrato. Bene. Lucia: E io ho un blog, signore. Piton: Ne sono affascinato, peste. E con ciò? Lucia: Beh… c’è una quantità di gente che legge il mio blog, signore. Piton: Oh. E dove si trova adesso questa quantità di gente? Lucia: Ehm… in Italia, credo: io sono Italiana. Perché? Piton: Così. E leggono il tuo blog? Lucia: Sì, leggono il mio blog. E… *prende un profondo respiro, per farsi coraggio* io vorrei tanto presentarglieli, signore. Piton: Sì, peste. Lucia: “Sì?”. Cioè, vuole dire… “sì”? Posso dire ai miei lettori dove trovarla? Piton: Pensi che non dovrei permettertelo? Lucia: Beh, no… non vedo perché non dovrebbe, ma sono piuttosto sorpresa che lei abbia accettato così in fretta, signore… Piton: Sì. Lucia: Sì? Che cosa vuol dire “sì”? Perché continua a ripetere “sì”, signore? Non è da lei! Piton: Questi non sono affari tuoi, suppongo. Lucia: *debolmente* Sì, ma… lei dovrebbe essere un vecchio pipistrello asociale, signore: davvero vuole conoscere i miei amici? Piton: Oh, sì… adoro il modo in cui si muovono le tue labbra, quando dici “signore”… Lucia: *lo fissa a sopracciglia sollevate* Ehm. D’accordo. Chiamerò Madama Chips non appena avremo finito questa conversazione, signore… non si preoccupi, andrà tutto bene… Piton: *sorride, di un sorriso infantile e malvagio* Lucia: E direi che è anche il caso di fare decisamente in fretta. Darò il suo indirizzo ai miei lettori, va bene? Piton: Ok. Congratulazioni. Dimmi qualcosa in più su questa gente che legge il tuo blog. Lucia: Oh, beh… sono gentili, ed educati. Sono convinta che la adoreranno, professore! Purtroppo sono tutti Babbani – almeno, per quanto ne so io – ma spero che non sia un problema… Piton: … ah. Oh beh, molto bene. So molto dei Babbani, e di quella… come si chiama?... belle-visione: dev’essere divertente, vero? Lucia: Oh, sì, molto divertente! I miei lettori le parleranno a fondo della televisione… e anche del cinema, se vuole! Piton: Bene. Lucia: Bene. Quindi, ehm… io vado. Devo andare sul mio blog e mettere online il suo indirizzo. Piton: D’accordo. Lucia: E, signore, grazie mille per la sua disponibilità e la sua gentilezza. Davvero non immaginavo… Piton: *sorride condiscendevolmente* Lucia: Sì. Comunque, chiamo subito Madama Chips, non si preoccupi. Stia qui e non si muova, signore: forse è stato Confuso… *e, frettolosamente, esce dal sotterraneo, prima che l’Incantesimo si rompa. In fin dei conti… non si dice sempre ‘cogli l’attimo’?*
Ebbene.
Innanzi tutto, non che io abbia poca stima del mio adorato Severus Piton, ma riconosco che, per come è posta la cosa, la prospettiva di parlare con lui un intero pomeriggio potrebbe risultare attraente solo per chi è affetto da una grave dipendenza da Harry Potter, o per chi non ha proprio niente di meglio da fare. Rispondendo io a entrambe i requisiti, è da tre giorni che rido come una scema attaccata a un computer a chattare con una intelligenza artificiale, che per lo più mi insulta ma quantomeno mi tiene compagnia. Ed è peraltro una compagnia stupefacentemente varia e brillante, calcolando che si tratta di un insieme di stringhe di programmazione. Detto questo... signori e signore, maghi e Babbani, sono lieta di annunciarvi che il professor Severus Piton vi attende nel suo sotterraneo, alla fine delle lezioni con i Grifondoro del sesto anno. E' già stato avvisato, per cui non fatelo aspettare, e presentatevi con la massima tranquillità: ha dato la sua parola d'onore di non farvi del male, per quanti Babbani, a meno che non lo stuzzichiate con quelle stupidaggini su quei quattro mutanti idioti che facevano tanto i gradassi a suo tempo. Se temete di incontrare un professor Piton fuori dal personaggio per troppa cortesia, non temete. Un gufo comune del castello di Hogwarts mi ha appena recapitato un messaggio di Madama Chips: il professor Piton era effettivamente Confuso, e non perfettamente capace di intendere e di volere. Che ci volete fare?, sono i rischi del mestiere per un doppio-triplo-quadruplo giochista... Quello di oggi è stato un incidente, capite. E poi, insomma, lo sanno tutti che la sottoscritta è una amica dei Malfoy e ha preso "Eccezionale" al M.A.G.O. di Pozioni... quando il signor Piton parla con me, è lecito aspettarsi qualcosa di più della norma, no? Non temete: con voi, sarà l'insopportabile Piton di sempre. Dunque non esitate... Severus Piton vi attende! Chatta con Severus Piton!
![]() Immagine di Hito76 su DeviantArt *N.B. Da quanto mi risulta, l'intelligenza artificiale "Severus Piton" non è ancora a conoscenza dei dettagli su Harry Potter and the Deathly Hallows, quindi tutti possono andare tranquilli: non fornisce spoiler sul settimo libro. Parrebbe anche che l'intelligenza artificiale "Severus Piton" si diverta a offendere chi chatta con lui (da qui l'avviso dell'autore, "VM17"), ma in tre giorni di conversazioni io non ho mai letto anche solo una parola che potesse offendermi (e garantisco che io mi offendo abbastanza facilmente). Okay che io so prendere Piton per il verso giusto, e che Piton non insulterebbe mai la pupilla di Lucius Malfoy... però... Però, dovesse mai iniziare a offendere voi, io mi scuso a priori e garantisco che la cosa non era prevista: poi, in fin dei conti... voi siete solo dei Babbani, no? Che pretendete da uno di noi?* Scritto da Lucyette | commenti (12) (popup) | commenti (12) | Link |
L'ABC delle vacanze
A come Amica ritrovata. Quella che ha in comune con te miliardi di piccole e grandi cose; quella con la quale hai passato ogni singola estate della tua infanzia e adolescenza; quella che, per una strana coincidenza astrale, non vedevi né sentivi più da anni. Quella che da mesi progettavi di riabbracciare nella tua prossima vacanza al mare.
Quella che hai incrociato appena scesa dalla macchina, mentre lei, ignara e felice, andava a buttare l’immondizia nel bidone della spazzatura. Quella che - ehm - hai stritolato in un abbraccio mentre la poveretta teneva ancora in mano la spazzatura. Sì. Ehm. I veri amici si riconoscono anche da questo, e non provate a negarlo! B come Bronchite dell’amica ritrovata. Che, unita alla I di Incidente stradale (della famiglia dell’amica ritrovata), e alla D di Decesso (no: grazie al cielo, di nessuno dei coinvolti nell’incidente), ti ha consentito di trascorrere con l’amica ritrovata ben due pomeriggi, su quindici giorni di vacanza. C come Chiesa dei Corallini. Più bella che mai, adesso che sono finiti i restauri – sì, valeva davvero la pena di spendere tutti quei soldi, se il risultato è questo. D come Decesso. Quello dell’anziano amico di famiglia che è venuto a mancare nel bel mezzo delle nostre vacanze, costringendoci a interromperle bruscamente per assistere al suo funerale. Che, se fosse la prima volta, uno dice “pazienza”, e ancor meglio si dispiace profondamente per la perdita del caro estinto. Il problema è che, con una inquietante assiduità, da alcuni anni a questa parte tutte le nostre vacanze vengono interrotte dall’improvvisa scomparsa di questo o quell’anziano conoscente. Sembra che si siano messi d’accordo per morire quando noi siamo a metà delle ferie: è successo quattro volte negli ultimi cinque anni. Le vacanze prive di lutti sono state quelle dell’anno scorso, quando, casualmente, io sono rimasta a Torino per tutta l’estate. Vista l’evidenza dei fatti, sto seriamente meditando di non allontanarmi più dalla città per tutta la durata dei mesi estivi: è più sicuro per tutti. E come Effetto Serra. I ghiacciai si stanno sciogliendo, le temperature aumentano, il livello del mare si sta alzando, presto le acque ci sommergeranno, e le estati si fanno sempre più torride e afose. Fatto sta che io ho prove fotografiche atte a testimoniare che, nel mio ultimo giorno di scuola, nella calda metropoli piemontese tutti vestivano pesanti abiti a maniche lunghe. Se questo non bastasse, posso aggiungere che, nella Riviera Ligure di metà agosto, ho dovuto peregrinare per tutti i negozi di abbigliamento del paese, alla disperata ricerca di pantaloni pesanti e un paio di felpe. Confidando nel surriscaldamento globale non avevo preventivato la necessità di mettere in valigia giaccone e cappotto, e invece… (Per ulteriori approfondimenti, cfr. lettera H, N.d.A.) F come Fotografie. Ne avevo preventivate centinaia, conoscendo i raptus che ultimamente mi assalgono di tanto in tanto. In realtà, la mia povera macchinetta è stata miseramente abbandonata su uno scaffale della camera da letto, a prendere polvere mentre io vagavo spensierata, senza l’istinto della fotografa. E va beh, succede. G come Gatti, che hanno prepotentemente infestato il giardino dell’Amica Ritrovata e Broncopatica. Effettivamente, l’infestazione da gatti è stata l’unica occasione per far scattare il raptus tanto atteso, e con apprezzabili risultati. ![]() H come Harry Potter e l’Ordine della Fenice, che sono finalmente riuscita a vedere. Impressioni a freddo - è proprio il caso di dirlo - da parte di una fan sfegata della saga di JK? “Cavolo che freddo in questo cavolo di cinema all’aperto, se Harry non si sbriga a pigliare ‘sta profezia mi alzo e torno a casa ché qui sto crepando dal freddo, EVVAI, Black è schiattato, allora siamo a buon punto, NO, che sta succedendo adesso?, perché Silente è lì a parare uno dopo l’altro tutti ‘sti attacchi e Harry si contorce per terra come un posseduto? FATE VINCERE VOLDEMORT ma ponete fine a questa tortura, LUNGA VITA ALL’OSCURO SIRE se questo farà terminare il film! Sto tremando, ci saranno dieci gradi questa sera, qualcuno faccia qualcosa, non mi sento più le dita dei piedi e di questo passo me la prendo pure io la bronchite, AIUTO!”. I come Incidente, tanto per dimostrare che non porto jella solo all’Amica Broncopatica ma anche a tutta la sua famiglia. A distanza di cinque giorni, si vedeva ancora la botta sul guardrail contro il quale ha cozzato la povera automobile, finita dritta dritta in rottamazione. Miracolosamente, il bilancio è “solo” di un contuso, una escoriata e una che – da quanto so – sta benone, a parte lo spavento. Ad ogni modo, io, che la sera prima avevo augurato all’allegra famigliola “un viaggio tranquillo e privo di incidenti”, sto cominciando a nutrire il vago sospetto di essere una iettatrice non da poco. L’Amica Ritrovata mi saluta mandandomi un po’ di affetto e tante, tante maledizioni. L come Letto, dotato di un materasso a molle che quest’anno si è brutalmente ribellato alla sua legittima proprietaria. Non ho idea del come diavolo sia successo, ma in una notte di luna piena una molla decise di abbandonare il suo posto di lavoro, scattando verso l’alto e colpendo la sottoscritta dormiente con una botta sufficientemente forte da farla svegliare di soprassalto e causarle un livido piuttosto evidente. Ahio. M come Mare. O come Meduse. O come Mare con Molte Meduse. Così tante da scoraggiare anche i bagnanti più temerari – quelli, intendo, che pur di farsi una nuotata sarebbero anche stati in grado di sfidare temperature i cui valori massimi si assestavano attorno ai 24 gradi. N come NAS. Quelli che avrei voluto mandare io in un grazioso bar sul lungomare, dove ero entrata per acquistare, fiduciosa, una granita alla menta. Avevo già percorso metà lungomare quando la mia accompagnatrice mi ha fissata con aria solenne, e ha commentato: “E’ da un quarto d’ora che cerco un modo più diplomatico per dirtelo, ma non lo trovo, per cui te lo dico così: hai i denti verdi. E anche la lingua e le labbra, in effetti”, ha aggiunto, per nulla impietosita dalla mia espressione orripilata. Ebbene sì: un gradevole, intenso e persistente verde-granita-alla-menta si era impossessato della mia bocca, opponendo una dura resistenza persino a ripetuti e affannosi lavaggi con spazzolino e dentifricio. Ora: io non so che razza di colorante abbiano utilizzato in quel bar, ma ho il serio sospetto che ritrovarsi con la bocca verde (e non avere idea di come riportarla alla colorazione originaria) nuoccia gravemente alla salute. E, sicuramente, all’autostima. O come Olio d’Oliva Ligure. Perché l’olio comperato direttamente nel frantoio, fra merli che schioccano, serpi che frusciano, cicale che scricchiano e scaglie di mare che palpitano lontano fra le fronde… beh, quell’olio è tutta un’altra cosa. P come Pizza. “Ehi… questa sera andiamo in pizzeria?”. “No, dai… stasera non ho voglia…”. Un giorno dopo: “Ehi… andiamo a mangiare una pizza?”. “No, siamo tutti due stanchi, dai, domani…”. Due giorni dopo: “Mangiamo la pizza, stasera?”. “Ma no, non vedi che sta per piovere?”. Tre giorni dopo: “Stasera? Stasera va bene, per la pizza?”. “No, dobbiamo mangiare le cotolette che abbiamo preso stamattina, dai, le cose impanate non vanno tenute tanto in frigo!”. Secondo voi, sono mai riuscita a mangiare una pizza, nel corso dell’intera vacanza? Q come “Quanto costa?”. “Tanto”. La risposta è, ovunque e inevitabilmente, “tanto”. R come Ratzinger, Joseph. Perché infelice è l’esistenza di chi, sotto l’ombrellone, deve districarsi fra saggi di esegesi biblica e cristologia allo scopo di poter competentemente (sic) commentare l’ultimo libro del Pontefice Massimo. Ci tengo tuttavia a specificare che ne sono venuta a capo (sì, anche sotto l’ombrellone), e che Gesù di Nazareth di Benedetto XVI è un gran, gran bel libro – e ringrazio sentitamente chi, chiedendomi un’opinione in materia, mi ha piacevolmente “costretta” a leggerlo. S come gelato alla Soia, che si è rivelato essere una piacevolissima e inaspettata scoperta. Da allora ho anche provato il budino alla Soia e la torta alla Soia: da quando ho visto la pubblicità degli hamburger alla Soia vivo nella spasmodica attesa di trovarli in qualche supermercato, perché non riesco proprio a figurarmeli ma sicuramente saranno buonissimi. T come Tedeschi. Quest’anno erano una presenza preponderante, con i loro capelli biondi e le loro lattine di birra la sera sul lungomare. Numericamente, i Tedeschi battevano gli Italiani 3 a 2, o almeno così pareva in alcune giornate. La cosa che mi lascia perplessa è come nove negozi su dieci continuino a ostinarsi a non avere uno straccio di commessa che sia in grado di comprendere una richiesta non dico in Tedesco, ma almeno in Inglese… U come Università, che con le sue lungaggini burocratiche costringeva mio padre a telefonare a banche e assicurazioni anche nel bel mezzo della spiaggia, fra le occhiate sconcertate dei bagnanti. V come Violenza. “Un’anziana donna di 76 anni è stata arrestata a San Bartolomeo, in provincia di Imperia, per aver rubato due barrette di cioccolato da 70 centesimi l’una. La donna ha dichiarato di aver compiuto il gesto poiché spazientita dall’attesa alla cassa di un supermercato. La signora, dopo essere stata sorpresa nell’atto di appropriarsi delle due barrette, è stata fermata dalla direttrice del punto vendita, una donna di 32 anni. L’anziana non ci ha più visto ed ha preso a picchiare la direttrice, che poi è finita in ospedale dove le è stata data una prognosi di 10 giorni”. Son cose. L’altro furto degno di nota dell’ameno paesello ligure risale a un paio di anni fa, quando due rapinatori hanno fatto irruzione nella banca, camuffati con maschere dei Puffi e armati di – giuro! – pistole ad acqua. Mi vien da chiedermi se nella cittadina non si tengano annuali raduni di delinquenti un po’ tocchi. Z come Zanzare. Tante, moleste, e fastidiose al punto da causarmi una mezza reazione allergica. Ma, ehm, se il mio solito tono melodrammatico avesse fatto intuire il contrario... dai, nonostante tutto, sono state ottime, splendide vacanze!
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Coercizione, Vostro Onore!
Elegante cremeria in Torino centro. Interno giorno. “Ehi! Guarda! Lucia! Stanno portando un gelato con un coniglietto!”.
“Come, un coniglietto? No, non c’era alcun gelato con coniglietto nel menù, ne sono certa: lo sai che mi piacciono i coniglietti, se ci fosse stato un gelato a coniglietto l’avrei preso anch’io!”. “E va beh, sarai stata disattenta, la cameriera sta arrivando al nostro tavolo con un gelato e un coniglietto”. Silenzio. Attesa. “Ah no. Consolati. Non era il mio gelato. L’ha portato all’altro tavolo”. “Quello dei due fidanzatini?”. “Sì”. Pausa. “Secondo me stiamo dando fastidio, a quei due fidanzatini”. “A giudicare da come ci hanno guardate quando siamo entrate, direi che stiamo decisamente dando fastidio”. “Mi spiace”. “Va beh, mica possono pretendere di avere il soppalco del locale tutto per loro solo perché è estate e tanti vanno nel dehor”. “No, assolutamente”. “E comunque il coniglietto sta nel gelato dei fidanzatini?” “Sì, della fidanzatina. Mi spiace, Lucia”. “Maledetta. Volevo il coniglietto”. Silenzio. Attesa. “AHA! Stavolta è per forza il vassoio nostro, Lucia! C’è un bicchiere di tè freddo e un gelato con coniglietto!”. “Ma nel menù non c’era nessun gelato con coniglietto, giuro! L’avrei preso anch’io, se no! Voglio il coniglietto!”. “Ti presto il mio. Tu tienti il tuo squallido tè senza coniglietti, e fai tesoro. Oh, grazie cameriera!”. La cameriera sorride. E posa sul tavolo un enorme, fresco, succulento, godurioso gelato. Con coniglietto. “Umpf. Potevano mettere un coniglietto anche nel tè”. “Na. Il coniglietto parla solo a chi mangia gelati, Lucia”. “Ma non è giusto!”. “Ma se gli chiedi scusa e prometti di mangiare un gelato stasera, forse ti perdonerà e diventerà anche tuo amico”. “Umpf…”. “Ehi, ma pesa un mucchio ‘sto coniglietto! Non so mica se possiamo portarcelo a casa. Sarà costato: mica solo come gli ombrellini di carta delle altre gelaterie”. “Questa è una gelateria molto chic”. “Sì, ma non so se possiamo portare a casa il coniglietto”. “Visto quanto fanno pagare il gelato, direi che il prezzo del coniglietto è compreso... E poi, scusa, mica vorranno riciclare coniglietti usati”. “Boh”. “No, io voglio il coniglietto”. “Ma sì, secondo me si può prendere…”. “La fidanzatina che fa?” “Eh?” “Col coniglietto. Cosa ne ha fatto del coniglietto?”. “Ce l’ha lì sul tavolo”. “Ah. Non è una informazione utile”. “No”. “Del resto, mi spiacerebbe rubare un coniglietto”. “Sarebbe un furto”. “Ma io desidero questo coniglietto. E ho pagato sufficientemente per portarmi a casa anche il coniglietto”. Silenzio. Attesa. Sorseggiare di tè freddo e degustazione di gelato con coniglietto. “Lucia, se la cosa ti può interessare, la fidanzatina ha staccato dal coniglietto il palo di legno che serviva a infilzarlo nel gelato”. “Per cui se lo porta a casa!”. “Non so. Però ha staccato il pezzo di legno”. “Beh, mica lo lascerà qui senza pezzo di legno. Cosa se ne farebbero di un coniglietto che non può più essere infilzato nel gelato?”. “Boh. Sì, se lo porterà a casa”. “Bene. Allora stacco anch’io il pezzo di legno. Passami il coniglietto”. “Brava”. Afferro il lungo palo il mezzo alle gambe del coniglietto e inizio a tirare. “Vista così è una cosa spiacevole però”. “Scema” “Uffa! Non viene! Aspetta, aiutami” “E come t’aiuto?”. “Io tengo il coniglietto e tu tiri via il palo”. “Ma che… Va beh. Okay. Ci sono”. “Tira!”. Tira. “Tira di più!”. Tira di più. Pausa. “Lucia… guarda che non viene…”. “Ma no, il palo s’è allungato, è spostato!”. “Sì, lo vedo anch’io che si è allungato, ma non esce comunque. Non riesco a farcelo uscire”. “Cioè, mi stai dicendo che tutto quello che abbiamo ottenuto è solo creare un palo più lungo, così non mi entra nemmeno più nella borsa?”. “Temo di sì”. “Tutto questo è ridicolo”. “Già”. Pausa. “E tu spezza il palo, no?” “Cioè, dici che lo rompo in due?” “Sì”. “Così almeno mi entra nella borsa…?” “Sì. E a casa lo seghi con un taglierino”. “Oh”. Crack. Palo spezzato. “Sicura che non stiamo rubando il coniglietto?”. “Ma no, di sicuro si può portare a casa, Lucia…”. “Aspettiamo che escano prima i fidanzatini. Così vediamo. Se se lo portano dietro ce lo prendiamo anche noi”. “Non sembrano molto intenzionati ad uscire, sai?”. “No?”. “No. Per me son capaci di star qui tutto il pomeriggio”. “Ma nel soppalco di una cremeria?”. “Perché no? Ce l’aria condizionata… tanti coniglietti…”. “Umpf. Che ora è?”. “Le cinque e un quarto”. “Dovremmo andare…” “Già, dovremmo”. “Ma prima o poi se ne dovranno andare anche quei due, no?”. “Sai com’è… una gioventù senza orari…”. “E va beh, ma io ce li ho gli orari!”. “E allora andiamo”. “E il coniglietto?”. “Mettitelo nella borsa”. “Ma se è un furto?”. “Ma non è un furto! E non andrebbero comunque in rovina per un coniglietto!”. “Ma io ho paura di star rubando”. “Non stai rubando”. “Ma…”. “Se avessero voluto indietro il coniglietto, avrebbero messo un avviso”. “E se mi accusano di sequestro di coniglietto?”. “Testimonierò che sei stata vittima di istigazione al reato”. “Allora metto il coniglietto nella borsa?”. “Sì. Digli di non far rumore mentre ci allontaniamo, o gliela faremo pagare”. “Ma mi sento in colpa!”. “Lasceremo una cospicua mancia”. “Okay. L’ho messo in borsa. Scendiamo. Ehm, in fretta, prima che la cameriera salga e si accorga del rapimento”. “Non è un rapimento”. “Va beh. Scendiamo”. Casse. Portafogli. Scontrino. I due fidanzatini scendono trenta secondi dopo di noi, mano nella mano e con il coniglietto in bella vista che occhieggia dallo zainetto di lei. Io in compenso scappo fuori dal negozio perché son comunque ancora convinta di essere colpevole di sequestro di coniglio. “Zitto tu. Un solo rumore e ti farò pentire di essere nato” sussurro al coniglietto che mi fissa atterrito dal fondo della mia borsa. E scappo.
![]() Lo ammetto. Ho passato questi mesi a sequestrare coniglietti. E comunque questo post è dedicato a Daniele, che, mentre io mi costruivo un futuro nella malavita, ha fatto le due di notte a leggersi per intero tutto il mio blog alla ricerca di tracce che lo potessero condurre ai coniglietti rapiti. E voi credevate di essere dei lettori assidui e affezionati... tsk! Scritto da Lucyette | commenti (12) (popup) | commenti (12) | Link |
GIORNI PASSATI |