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Post di chi non ha niente da fare
Capita a tutti, prima o poi. E' inevitabile. Anche voi che leggete, un giorno vi ritroverete a osservare il vostro blog, desolatamente abbandonato, ed a pensare "Povero Blog! Dovrei scrivere qualcosa per tirarlo su di morale! Ma cosa?". E, dopo averti permesso di conoscere più a fondo te stesso, addirittura ti indicano quello che sarà, senza dubbio, il tuo futuro. Io ad esempio ho un futuro nelle pompe funebri, giacché molteplici sono stati i visitatori giunti sul mio blog cercando Versetti funebri, Scritte sui ricordini funebri, notizie sul Tempio Crematorio. Addirittura mi viene fornito il nome di una precisa agenzia alla quale inviare il mio curriculum: sono le "Onoranze funebri" Piove di Sacco: il mio futuro, il mio avvenire. E forse mi troverò ad aiutare i parenti di una poverina che – mi informano i visitatori del blog - attraversa il passaggio a livello, muore investita da un treno: un duro lavoro, il mio, ma qualcuno deve pure farlo. Se non nel campo delle onoranze funebri, mi attende altresì un gradito futuro nell’ambito dell’educazione. C’è già chi, ammirando la mia decennale esperienza in ambito scolastico, si rivolge a me per consigli e tracce di lezioni: “è pasqua: una lezione sulla pasqua per alunno di prima media dislessico”. Si affidano a me anche insegnanti di scuola elementare, che giungono a queste pagine con la diretta richiesta “Pasqua: addobbi e cartelloni per tutta la classe”. E del resto mi viene richiesto anche un – cito – Dialogo per iniziante aprendere italiano, mentre più cortese e ossequioso è l’approccio di chi, in cerca di informazioni, prima di fare domande saluta: Ciao, come stai? Corso di lingua italiana per stranieri di 1° livello – mir. Del resto devo essere una insegnante capace di fare il suo mestiere, se giungono a me Studenti di successo; in un impeto di curiosità qualcuno mi chiede addirittura di raccontare dei miei trascorsi scolastici, in uno specifico Tema: la mia classe, i miei compagni, la cui traccia talvolta si restringe ai Ricordi del mio primo giorno di scuola, o a L’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale. Talvolta mi pongono domande ingenue, spensierate: Termosifoni accesi fino a che mese a scuola?. Non sanno, poveri fanciulli, che nella mia scuola i Termosifoni sono stati, per cinque anni, sostanzialmente spenti anche nei più freddi dei mesi invernali. C’è poi chi mi prospetta uno sfolgorante futuro come docente di Odontoiatria. Appunti per Odontotecnico, mi vengono ripetutamente richiesti: addirittura tentativi di corruzione mi giungono da chi vorrebbe un Aiutante al test ingresso odontoiatria, e pur di entrare sarebbe disponibile a scolpire denti nel sapone. C’è chi tentenna e vuole maggiori informazioni sugli sbocchi lavorativi per odontotecnici; c’è chi va sul sicuro e con decisione domanda come conseguire una laurea in Odontoiatria in Romania. Anche nell’ambito dello studio e della cura degli animali potrei avere, in fin dei conti, un futuro. C’è chi mi domanda come attirare gli animali nell’orto (e io che, ingenua, pensavo che gli animali semmai si dovessero mandare via, dagli orti…), c’è chi mi interroga sul numero diploide de la oca. Taluni mi pongono l’annoso quesito: Quanti accoppiamenti può avere un canarino, taluni mi propongono un raro caso di porco in sabbia. Numerosi si rivolgono a me per adottare asini: vogliono asini in affido, o mirano all’acquisto di una pecora. C’è chi va sullo specifico e desidera conoscere il Prezzo (costo) di un asino crociato. Le punture di pulci ai canarini costituiscono un annoso problema per molti: restando in ambito di insetti e punture, invece, numerosi studiosi ipotizzano una società di tipo feudale per le zanzare, progettando uno studio il cui titolo sarà senza dubbio Zanzare e vassalli. Degna di nota è la ricerca di informazioni su “Mucca pazza zampette corte”: la palma della vittoria spetta tuttavia, a chi si domanda con affanno: Bacio serpente: sbava? Taluni invece già mi considerano medico di successo: mi chiedono cure per dolorose vesciche ai piedi, o vogliono opinioni sulle disabilità fisiche. Pretendono di conoscere da me le tecniche ingessatura busto; cercano soluzioni in grado di alleviare dolori e travaglio 3 figlio Torino; c’è un cospicuo numero di gente che ha contratto poco simpatiche malattie ai genitali e chiede a me creme lenitive; qualcuno mi propone anche studi accurati sull’ossicino della lingua che – incredibile! – pare angosciare sette o otto persone. C’è chi mi prospetta un futuro da urologa e mi interroga circa la pipì sotto; c’è chi mi prospetta un futuro da psicanalista dell’età evolutiva, ponendo alla mia attenzione l’affascinante tematica della psicopatologia della pappa quotidiana. Numerose sono le poverine ortopediche; incoraggiante per una ragazza con problemi a una caviglia è invece essere raggiunta con la chiave di ricerca “claudicantemente”. Sono io, sì, ogni tanto claudico! C’è anche gente che viene da me per sentire proprio la mia opinione. C’è chi ha avuto il coraggio di cercare su Google “Commenti di Lucy”: e da me vuole commenti su svariati temi, per di più. Inclassificabili sono poi un paio di altre chiavi di ricerca, come l’angosciante “Un personaggio alloggia in una locanda quando di notte si sente urlare”. L’incipit per un thriller di successo?
“Scarichi WC aereo” fa pari con “Ingorgo carta igienica: WC intasato”; altresì inquietante è un fantomatico scoppio della sabbia il cui spauracchio mi terrorizzerà in ogni futuro soggiorno al mare, nonostante ripetuti tentativi di training autogeno e relax grazie al rumore phon rilassante. La mia fama si spinge ovunque, e arrivano già giornalisti in cerca de la bambina che aveva letto Mein Kampf (effettivamente, sì, l’ho letto, a undici anni sotto l’ombrellone. Mi ero intestardita e volevo leggerlo, dopo aver terminato un romanzo per bambini che aveva come protagonista una ebrea tedesca che doveva scappare per salvarsi dalla persecuzione. Sono sempre stata un po’ matta, sì: non a caso arrivano qui anche cercando un pizzico di follia natura cura guardate!). Per terminare, il salotto di nonna Lea mi stupisce quasi quanto la richiesta di un disegno trombetta clacson: anche l’idea di essere perennemente rintracciata da sguardi indiscreti mi trasmette un vago senso di stupore misto ad angoscia. E le bandierine promozionali a forma di mano, ahiloro, non potranno mai avere il premio come chiave di ricerca più assurda mai utilizzata per arrivare al mio blog: la palma della vittoria va senza ombra di dubbio al povero omino dentro il secchio di vernice di cui qui cercano il disegno. Ché, povero omino, mica deve essere piacevole finire dentro un secchio di vernice. Te credo che i suoi cari lo stanno cercando. E, caspita, mi spiace avere un omino dentro un secchio di vernice nel mio blog e non poter fare nulla per aiutarlo. Per cui, signori e signore, lancio un appello pubblico: se aggirandovi per queste pagine vedete un omino che disperato annaspa dentro un secchio di vernice… beh, tiratelo fuori e rincuoratelo: da qualche parte, là fuori, i suoi amici lo stanno cercando, non si sono dimenticati di lui!
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Piccoli Fisici Crescono / Epilogo
Era il pomeriggio prima della fatidica esposizione alla classe sul funzionamento della Pila di Volta. E grandi preparativi fervevano nella CasadiLucia e nella CasadiAndrea. Lucia, seduta alla scrivania, fissava con sguardo innamorato il suo bellissimo (e costosissimo) tester di recente acquisto. Dopo aver arbitrariamente deciso, infatti, che nella Pila la corrente passava, solamente con una intensità troppo bassa per accendere la lampadina, la ragazza, ormai sulla soglia di una crisi di nervi, aveva fatto irruzione in un negozio di Elettricistica, berciandp “voglio un amperometro!”.E l’amperometro le era costato, per carità. E l’amperometro era stato un acquisto totalmente inutile, una di quelle cose che compri, paghi, paghi care, usi una volta nella vita e poi abbandoni, inutilizzate, in un cassetto pieno di ragnatele. Però l’amperometro era servito a dimostrare che Lucia aveva ragione. La corrente attraverso la pila passava, solo che era una corrente di 1,4 Volt. E la lampadina faceva la schifiltosa e non si accendeva per un misero Volt virgola quattro. Ma Lucia aveva ragione. E dopo aver a stento trattenuto un gridolino nel vedere l’amperometro prendere vita; e dopo aver aggredito il povero Andrea con una serie di “vedi? Vedi? Uomo di poca fede, io te l’avevo detto!”; e dopo essere corsa fuori dalla classe per esultare avvisando tutti i professori che incontrava, Lucia in fondo in fondo aveva sentito di aver speso bene quegli euro. Con sguardo un po’ meno innamorato, Lucia fissava anche l’enorme cumulo di tondini di alluminio ritagliati, ad uno ad uno, con certosina precisione. Lucia non sapeva che, quella notte, avrebbe sognati tondini di alluminio, teglie di cuki, e forbici che la inseguivano minacciosi. Lucia non sapeva che, a distanza di un mese, ancora avrebbe avuto crisi di risatine isteriche nel ritrovarsi, al supermercato, davanti ad una confezione di teglie di alluminio. Lucia non sapeva, né voleva sapere, tutto ciò. Lucia si limitava a ritagliare, tondino per tondino, centinaia di cerchietti di alluminio. Sì, alla decima teglia aveva avuto l’avvisaglia di un primo crollo di nervi, ma aveva continuato, imperterrita, per il Bene più Grande. Era stata tuttavia molto sollevata quando uno squillo del telefono l’aveva costretta ad interrompere il suo sudato lavoro. “Pronto, Lucia?” “Ciao, Andrea! Come procede lì?” “Bene, bene. Ho già pronta una decina di diapositive, sta venendo un lavoretto carino, anche graficamente. Tu hai trovato quelle informazioni sulla Storia della Pila che mi avevi promesso?” “Sì. Te le ho mandate via email un paio di minuti fa, assieme a tutte le immagini”. ![]() “Oh, grazie mille! E hai finito di pulire le monete? Anche quella ventina che ti ho dato stamattina?" “Sì. Sì, ehm. Sì, le ho messe nel Cillit Bang. E funziona, sai?” “Davvero? Ma dai, quello della pubblicità con la monetina?” “Quello. Funziona davvero: ci metti la moneta dentro e lui te la sgrassa sul serio” “Wow! Chissà che razza di principi attivi ha, sarà corrosivo…” “Ti dico solo che mi ha fuso i guanti di lattice. Mi ero messa i guanti di lattice per maneggiare bene tutte le monetine, e me li ha fusi”. “Fusi?” “Sì, sono fusi”. “Però…” “Sì, ehm, Andrea, però… ecco, stava per fondere anche le tue monete…”“Come, fondere?” “Le ha fatte diventare verdi” “Verdi?” “Sì, verdi. Di un bel verde, anche: era verde smeraldo all’inizio, adesso si sta un po’ scurendo…” “Ma… ma come verdi? E solo loro?” “Solo loro, appunto. Ma da dove li hai presi ‘sti soldi?” “Me li ha portati mia mamma dal lavoro, li ha presi dalla cassa dell’ufficio…” “Non è che tua mamma conserva in cassa monete false per poter dare un resto falso ai clienti, eh?” Né Lucia né Andrea sapevano che, alcuni giorni dopo, cadendo a terra, una di quelle monete verdognole si sarebbe, senza esitazione… spezzata in due. E il mistero tuttora continua. Il puntatore laser era nella cartella. Il costoso amperometro lo accompagnava. Una bottiglietta di acido citrico teneva compagnia ad una bottiglietta di aceto. Centinaia di tondini di scottex e alluminio giacevano l’uno sull’altro in un barattolino di vetro, uniti alle monete di rame sopravvissute alla fusione del Cillit Bang. Mancava solo la soluzione di acqua e sale. Lucia esce dalla sua stanza, attraversa la casa, arriva in cucina, prende il sale. Prende un pentolino, mette a bollire l’acqua, prende un barattolo di vetro, ci versa dentro l’acqua in ebollizione. Un cucchiaio di sale, due cucchiai di sale, e via così finché la soluzione non si satura. E’ mezzanotte e mezza passata quando l’acqua smette, finalmente, di assorbire sale. Lucia, con gli occhi che le si chiudono dal sonno, prende il coperchio e fa per chiudere il barattolo. Solo che il coperchio non entra nel barattolo. Ohibò. No, è il coperchio giusto, e perché non entra? Prova e riprova, passano dieci minuti e il barattolo continua a non chiudersi. Lucia è sull’orlo di una crisi di nervi quando dall’alto arriva l’illuminazione: dilatazione termica. L’acqua calda ha fatto dilatare il barattolo, adesso il coperchio è troppo piccolo. ![]() Lucia aspetta un altro quarto d’ora perché l’acqua si raffreddi, speranzosa, ma inutilmente. Al che si rassegna, lasciando il barattolino aperto, pronta per richiuderlo il giorno dopo. E’ già a letto da dieci minuti quando si alza di scatto correndo disperata verso il barattolino: va coperto, va coperto, se no l’acqua evapora! E quella notte Lucia sognò tondini di alluminio che la inseguivano, e barattolini di acqua e sale che evaporavano fluttuando verso il Cielo. Lo sforzo di Andrea di creare diapositive chiare, sintetiche e graficamente gradevoli non fu mai, ahilui, apprezzato a dovere. Mentre il ragazzo passeggiava per l’aula multimediale, fogli di appunti alla mano e puntatore laser sempre pronto all’uso, per illustrare le nozioni di Elettrochimica necessarie per comprendere il funzionamento della pila, gli occhi di tutta la classe erano puntati su Lucia e sui numerosi aggeggi davanti a lei. Qualcuno aveva sussultato, vedendo Lucia indossare guanti di lattice e spostare leggermente più in là le tenaglie che teneva sulla cattedra. Qualcuno aveva alzato velocemente la mano, alla richiesta “fin qui ci sono domande?”. E frettolosamente aveva chiesto, indicando Lucia e i suoi cavi elettrici, “Andrea, ma Lucia sa quello che sta facendo, sì? Ci vuol far morire tutti?”. ![]() Nessuno morì in quella giornata. Anzi, fu con una discreta dose di orgoglio che, creata la sua pila, Lucia attraversò l’aula multimediale mostrando a tutti i ragazzi i numerini sull’amperometro che saettavano e crescevano. La seguiva Andrea, affrettandosi a spiegare “sì, questo misura l’intensità di corrente, sì, e come vedete ormai la nostra pila produce 1,4 Volt, che è il massimo a cui è mai arrivata… anzi, no, le cifre stanno aumentando! Vedete, abbiamo raggiunto gli 1,6… 1,87 anzi!” “1,87?”. Lucia sbarra gli occhi, fissando sconcertata ora Andrea, ora il display del tester. “1,87? Presto, presto, Andrea, portami la lampadina, con 1,87 funziona anche la lampadina!”. E mentre una isterica Lucia correva verso l’interruttore spegnendo tutte le luci, Andrea recuperava da quel groviglio di alluminio, tenaglie e fili, una lampadina già collegata a due cavi elettrici. A quel punto, persino la professoressa tratteneva il fiato, mentre Andrea avvicinava lentamente il secondo dei due fili elettrici alla Pila che Lucia sosteneva. Occhi puntati sulla lampadina per un paio di lunghi, interminabili secondi, e... E luce fu. ![]() Voci non verificate, provenienti dalla Sala Professori del Collegio, parlano invece di un 4- segnato sul registro del docente di Storia e di Filosofia, in corrispondenza del nome del giovane studente di Filosofia della Prima Liceo.
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