mercoledì, 11 ottobre 2006

Ritratto di vita quotidiana

 

L'Inglese, al giorno d'oggi, è importante. "Se non sapete l'Inglese", ci avvisava qualche giorno fa la giovane donna che è nostra supplente di Inglese, appunto, a scuola, "non avrete un futuro in nessun ambito lavorativo: ve lo posso assicurare".
L'Inglese è importante: non ci piove. Ed è quindi giusto e legittimo che tutti i genitori si affrettino e si affannino affinché i loro figli imparino l'Inglese nel migliore dei modi. E' un continuo fiorire di viaggi studio, scambi internazionali, soggiorni all'estero e corsi pomeridiani: c'è una corsa per aggiudicarsi anche l'ultimo posto, perché il proprio figlio deve fare queste esperienze, se no l'Inglese come l'impara?

C'è, da noi, la ragazza che, dall'età di undici anni, ogni estate passa più di un mese in collegio in Galles. Poi non parla Inglese nemmeno per mezz'ora al giorno, perché nel collegio ci sono solo ragazzi italiani, che chiaramente parlano nella loro linguamadre per tutto il tempo. E se si tratta di andare in un pub e ordinare la cena, non ci vanno conoscenze lessicali e linguistiche eccessivamente complicate per leggere qualche scritta dal menù.
I genitori pagano da anni per un lungo soggiorno in Galles, e la figlia ogni volta torna a casa senza aver mai pagato Inglese.

C'è la ragazza che ha studiato - elementari, asilo e medie - nella scuola americana, dove si parla solo Americano. Conosce piuttosto bene l'Americano, dunque; però non sa l'Italiano.
Nel senso che non azzecca un congiuntivo che sia uno, e che, diciottenne, non conosce il significato di vocaboli quali "biasimare" o "orpelli". Notevole, per una ragazza nata e cresciuta in Italia.
Senza contare che i programmi della scuola americana sono, evidentemente, molto più soft di quelli dati per scontati nella maggior parte delle scuole italiane, con la conseguenza che la ragazza parla sì l'Inglese, però fatica in tutte le altre materie (e pure in Inglese. Ché non ha metodo di studio, e non ce la fa a studiare neppure la Letteratura).

C'è il ragazzo che ha passato i primi anni della sua vita in Florida, e tuttavia non conosce l'Inglese. Si è trasferito in Italia a dieci anni, ed è riuscito a fallire con E l'esame per la certificazione di Advanced English dell'Università di Cambridge. Sfoggia una fluente pronuncia nella lettura di un brano in Inglese; però non capisce quello che legge.

C'è la ragazza che ha passato i quattro mesi estivi in un soggiorno in Australia, e l'unica cosa che ha imparato è che lì l'acqua dello scarico del water, scendendo, gira all'incontrario. L'hanno mandata in una famiglia di australiani con parenti italiani, ed è stata lei a dare lezioni di piemontese a tutti. Alla fine del soggiorno, la sua famiglia ospitante parlava fluentemente Italiano, mentre lei spiaccicava a stento qualche parole di Inglese.

C'è la ragazza che ha fatto un viaggio di studio e ha trascorso un intero anno scolastico in un prestigioso liceo degli States. Ha conseguito ottimi voti in tutte le materie di studio - studiate, chiaramente, in lingua inglese - ha stretto amicizie, trovato confidenti, partecipato al Prom Ball di fine anno, vissuto una intensissima esperienza che mai dimenticherà. Poi è tornata in Italia, ha fatto il primo test di Inglese nella sua scuola italiana, ed ha preso un misero sette meno. Ancora non ci si spiega come abbia potuto conseguire ottimi voti in Inglese negli States, e voti solo mediocri in Inglese qui in Italia, ma tant'è.

"Tu parli un Inglese buono", mi chiedeva qualche giorno fa la supplente di Inglese, "ma non sei mai andata negli Stati Uniti. Come mai parli Inglese così bene?".
Io ho esitato un attimo, prima di rispondere, incerta: "Non so. Forse è perché ho iniziato a studiarlo all'asilo?".
La supplente ha storto il naso: "Impossibile! Tu parli un Inglese troppo buono per questo: se non hai mai viaggiato, hai un parente inglese in famiglia?".
"No...". La verità è dura da dire. "Lo studio da quando avevo quattro anni. E poi... non so, ogni tanto mi leggo qualche poesia in lingua?".
La supplente aveva una espressione scettica e per nulla convinta.


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