domenica, 17 settembre 2006

Piccola Stella senza Fama

 

Di Neve e Glitz, penso che, nello scorso inverno, un po’ tutti abbiano sentito parlare. Tutti coloro che erano, in qualche modo, anche solo vagamente interessati o coinvolti nella grande macchina delle Olimpiadi Invernali di Torino, si sono sicuramente trovati davanti, prima o poi, le due mascotte dei giochi invernali.
Sempre sorridenti, sempre al centro dell’attenzione, sempre circondate da bambini ed adulti pronti a farsi fotografare con loro per portare a casa un ricordo di Torino 2006. Li vedevi ovunque: sotto forma di pupazzetti, di stampe, di statue, di peluches, di decorazioni con plastica e ghiaia nelle aiuole, addirittura di cespugli lavorati in modo da far loro assumere le sembianze delle due simpatiche mascottes.
Nati dalla penna e dalla fantasia del portoghese Pedro Albuquerque, Neve e Glitz erano state elette come mascottes ufficiali dei giochi olimpici di Torino fra circa duecentoquaranta altri candidati. Fiocco di neve lei, elegante, raffinata, leale; cubetto di ghiaccio lui, dinamico, fantasioso, sempre pronto a fare ed a superare se stesso. Non c’era bambino a Torino, che, durante i giochi olimpici invernali, non fosse dotato di peluche/ portachiavi/ spilla/ sciarpa/ berretto/ ecc. ecc. raffigurante i due fantastici Neve e Glitz. Non c’era strada in cui una vetrina di un negozio non esponesse i suoi volti sorridenti; e probabilmente resistono strenuamente, in città, poche persone a non aver mai salutato/ abbracciato/ scattato una foto assieme a quei grandi pupazzetti stile Disney Word che vagavano sorridenti per la città sbracciandosi ossessivamente per salutare tutti i passanti che incontravano.
Una apoteosi, insomma. Sarà poi che questi personaggi avevano anche una faccia oggettivamente simpatica, ma sono stati un vero e proprio successo. Tutti ne parlavano, e tutti ne avevano come minimo una versione in miniatura a casa (me compresa, che me li ritrovo ora in una teglia da forno e su tre piatti da pizza. Eh…).

Invece, di Aster nessuno ha parlato mai.
Aster te lo trovavi in giro ogni tanto, sì, e, per carità, stava anche lì a tener la mano ai gioiosi Neve e Glitz nelle statue che davano il benvenuto a chi entrava in città dall’autostrada.
Aster compariva magari sotto forma di portachiavi in qualche vetrina tirata a lucido per le olimpiadi: c’era pure il suo peluche, che ti sorrideva con una faccia simpatica e speranzosa.
Aster chiaramente non poteva vagare per la città a sbracciarsi e a far foto assieme a turisti, perché proprio la sua conformazione anatomica avrebbe reso piuttosto scomodo il transito ad un poveretto finito dentro a quel costume. Quindi, niente Aster: Aster se ne stava a casa.
Aster ti osservava speranzoso dalle vetrine dei negozi, ma nessuno se lo filava più di tanto. Insomma: le mascotte ufficiali erano Neve e Glitz, che erano pure più simpatiche e presenti, tutti c’avevano le foto assieme a loro… Aster che c’entrava? Per i primi dieci giorni veramente non si capiva la funzione di quel terzo coso. Lo si riteneva una mascotte asociale che non compariva mai in pubblico, ecco tutto. Una mascotte asociale e pure un po’ antipatica.
Aster non è nemmeno venuto a dare il benvenuto al Presidente della Repubblica, pensa un po’ te! Sì sì, perché quando Ciampi è arrivato a Torino, la portiera della macchina gliela ha aperta il pupazzone di Glitz. E poi Neve ha stretto la mano al Presidente, e tutti e tre si sono messi a sorridere furiosamente, e sono state scattate tante foto di Neve, Ciampi e Glitz sorridenti e abbracciati, e Aster non c’era.
Insomma, una mascotte che manco va a salutare il Presidente della Repubblica Italiana… ma che cavolo ci stava a fare?, si era guadagnata le antipatie di tutti.

Poi, la rivelazione.
Se Aster non camminava gioiosamente in giro per la città assieme agli altri, era semplicemente perché… Aster non poteva camminare. Aster non poteva camminare perché era una mascotte affetta da handicap. Una mascotte monca: aveva solo una gamba.
Giuro, non vi sto prendendo in giro. Dopo circa dieci giorni di antipatie e dubbi sul senso dell’esistenza di quell’affare, è saltato fuori che Aster era più propriamente la mascotte delle Paraolimpiadi. Ed era una mascotte senza una gamba.
Delle sei punte di questa stellina (“che brilla di luce diversa, che la rende più originale e interessante”, recita l’apposito sito), le prime tre in alto erano i tre ciuffi di capelli. Poi c’erano le due braccia, e poi c’era la gamba. Unica, sola soletta, al centro, priva di compagnia: una mascotte affetta da handicap per i giochi invernali per atleti affetti da handicap. “Le disabilità fisiche e visive vengono interpretate in questo modo in senso positivo”, continua convinto il sito, probabilmente ignorando che la stellina con disabilità fisiche e visive ha giaciuto abbandonata nei magazzini dei più grandi negozi, senza che nessuno se la filasse, mentre i pupazzetti dei “normalmente abili” Neve e Glitz andavano a ruba.

Che poi, quando è saltata fuori la verità sulla natura di Aster, ci siamo rimasti tutti quanti molto male.
Insomma, dopo aver passato quindici giorni a criticare una mascotte perché non va a spasso in centro, è un duro colpo sentirsi dire che la poverina non va a spasso perché non è in grado di camminare. Voglio dire: inizi a sentirti cattivo, discriminatore, soffocato dai sensi di colpa e con il vago desiderio di andare a chiedere scusa a quella povera mascotte ignorata (ma non puoi farlo, perché ormai tutti i negozianti han ridato indietro gli stock dei prodotti con Aster, perché tanto non se li comprava nessuno).

Ecco, io la situazione di Aster me la sono presa molto a cuore.
Perché mi è dispiaciuto tanto tanto tanto per quella povera stellina senza gamba che nessuno voleva e che nessuno quasi conosceva. Io me la immaginavo sulla sua nuvoletta a guardare con malinconia, dall’alto, i suoi amici Neve e Glitz che erano circondati da bambini festanti, mentre lui manco si sapeva che esistesse. Me la immaginavo a sospirare un po’ triste, nel vedere le foto dei suoi amici con Ciampi, costretta invece a guardar tutto da lontano perché nessun figurante voleva infilarsi in un costume scomodo e saltellar per tutta Torino col rischio di perdere l’equilibrio e cascare addosso al Presidente della Repubblica.
Me la immaginavo sognare una riscossa nel momento delle Paraolimpiadi, se non fosse che poi le Paraolimpiadi son state bellamente ignorate da una città che era stata abituata, ormai, alla grandezza delle Olimpiadi vere e proprie, e che – diciamocela tutta – ormai di quelle altre gare non se ne faceva proprio niente.
Insomma, mi immaginavo il povero Aster come una triste creaturina che, oltre al danno del suo handicap, aveva avuto persino la beffa di essere ignorata e discriminata – lei che avrebbe dovuto essere simbolo dell’integrazione e dell’uguaglianza. Una triste creaturina che, secondo me, dopo una settimana di questo tipo covava anche una discreta depressione, ma che era costretta a sorridere costantemente, perché, nell’improbabile caso che qualcuno la guardasse, doveva dare comunque l’impressione di una mascotte diversa ma perfettamente integrata e sommamente felice.

Mi ha fatto molta compassione, la sorte del povero Aster.
E quindi ho cercato di consolarla almeno io, questa povera stellina sfortunata.
Riuscendo a battere sul tempo il commerciante che voleva dare indietro quegli inutili scarti di magazzino, mi sono comprata un grande e tenero peluche della stellina paralimpica. Poi ne ho comprati altri e li ho regalati a buona parte dei miei parenti e amici lontani – fra i quali figurava, peraltro, pure un affermato professionista che penso mi abbia presa per cretina, a vedersi arrivare, come regalo da parte mia, un giocattolino da bambinetti.
Adesso il pupazzetto di Aster è nella mia cameretta, in una vetrinetta, e sorride. Io spero che sorrida perché finalmente si sente voluto e compreso, boh. Vicino ci sono anche i pupazzetti di Neve e Glitz, ché si sa mai, ma a me piace di più quello di Aster. Non ditelo a Neve e Glitz che poi magari ci rimangono male, ma Aster non lo batte nessuno. Cioè… ma seriamente: ha una faccia più simpatica, dai!

Insomma, io, per farlo sentire benvoluto, ho fatto del mio meglio.
Adesso è lì nella sua vetrinetta che mi guarda scrivere di lui… chissà se finalmente avrà gli onori che si merita, il povero Aster?


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venerdì, 15 settembre 2006

Soddisfazioni di una sadica

 

Probabilmente noi siamo cattive.
E se in qualche filosofo è forse un po' troppo pessimistica la triste affermazione secondo cui homo homini lupus est, credo che una sentenza indiscutibile sarebbe quella secondo cui mulier mulieri lupa est. Sì, perché, tendenzialmente, se due uomini si trovano antipatici, si evitano o, nei casi peggiori, si menano per poi evitarsi. Se fra due donne scorre anche solo la minima antipatia, generalmente si opta per uno sfinimento prolungato, metodico, e specificamente votato all'odio reciproco.

Per cui, nonostante io sia una personcina piuttosto atarassica che di odii e - peggio - di invidie ne fa, fortunatamente, molto volentieri a meno, credo di essere giustificata se, una volta ogni tanto, nutro qualche pensiero non sempre angelico. Son femmina, insomma, e certi atteggiamenti ce li ho scritti nel codice genetico.

Quindi... presente la ragazza che, poverina, aveva dovuto cambiare quattro catering per la sua festa di compleanno, perché nessuno offriva un servizio veramente soddisfacente?
Beh, finalmente è riuscita ad organizzare tutto.
Per mesi ha rotto l'anima a decine e decine di persone, gemendo di decorazioni floreali insoddisfacenti, di tovaglie senza tovaglioli adatti ad accompagnarle, di posate che non erano d'argento - aiuto! -, di cuochi scadenti, di locazioni inadatte, di insormontabili difficoltà nel compilare la lista degli invitati.

Poi finalmente ha concluso tutto.
Inviti spediti ad un numero di invitati che per poche decine solamente non raggiungeva le quattro cifre.
Tovaglie coordinate e menù soddisfacente.
Splendido giardino all'aria aperta, come locazione, decorato ed illuminato da candele e torce.
Delicatissimi fiorellini ad abbellire il tutto.
Ventilatori nel giardino, pronti per l'uso se necessario, ché vorrai mica patire il caldo tutta la sera se è uno di quei giorni umidi... insomma, a settembre più ancora capitare.



Ebbene, è riuscita a scegliere, per la sua festa, l'unico giorno, dopo mesi di afa e siccità, in cui piove in maniera improponibile e la temperatura è scesa fino a toccare i dieci gradi nel primo pomeriggio.

Naturalmente la "piccola" villa è del tutto inadatta a contenere comodamente tutti gli invitati che l'immenso giardino avrebbe, nei progetti iniziali, ospitato.
Naturalmente, tutte le invitate hanno sandali e abiti da sera nettamente estivi e nettamente scollati.


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giovedì, 07 settembre 2006

We better not cry

 

Non ho idea di come sia potuto accadere.
Non so se sia caduto, se si sia rotto, se abbia preso umido o troppo caldo e questo abbia determinato un malfunzionamento interno.

Non so nemmeno, a dir la verità, cosa ci facesse un carillon natalizio di Santa Claus is coming to Town in giro per una casa italiana al sei settembre; fatto sta che questo carillon s'è rotto. Ieri sera.

Si è inceppato, iniziando a suonare, diffondendo le sue lievi e melodiose note negli alloggi limitrofi a quello in cui il carillon rotto giaceva abbandonato.

Ha suonato per tutta la sera, dalle nove e mezza in poi; ed ha suonato anche per tutta la notte, visto che i padroni di casa sono evidentemente partiti per un finesettimana lungo, lasciando le finestre aperte e le serrande tirate giù, per far circolare l'aria.
E la carola natalizia.

Ha suonato per tutta la notte, e poi anche per tutta la mattina; a mezzogiorno ancora si sentivano le note di Santa Claus is coming to Town deliziare la nostra famiglia a tavola, mentre questo pomeriggio, mia zia, entrando in casa nostra, ha aggrottato le sopracciglia domandando perplessa "Ma chi è che ascolta le canzoni di Natale adesso?".

L'alloggio è ancora vuoto, le finestre sono ancora aperte, le serrande sono ancora abbassate, e il carillon continua a suonare.
"Ma quanto ci metterà una pila a scaricarsi?" gemeva depresso mio padre verso l'ora di cena, coprendosi le orecchie con le mani, mentre io trattenevo a stento un singhiozzo disperato.

I vicini di casa utilizzano pile molto potenti, a quanto pare.
Ma sarà possibile chiamare i pompieri spiegando loro "Ehm, c'è un carillon di Natale che suona da più di ventiquattr'ore: non è che sfondate la porta per spegnerlo, per cortesia?".


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