venerdì, 30 settembre 2005

Bimbi di altri tempi

 

Nella vana impresa di riordinare un poco la soffitta della nostra casa in campagna, anni fa mio padre aveva trovato alcune cose interessanti. Me lo ricordo, quando, sette o otto anni fa, era tornato a casa con quattro o cinque libri antichi ("antichi"... di fine Ottocento, insomma) che dovevano essere appartenuti ai suoi nonni e bisnonni. All'epoca ero troppo piccola per interessarmi troppo a dei libri antichi e pure un po' ammuffiti e rovinati: oggi, però, mi è capitato di ripensare per caso a quei volumetti, e di riprenderli in mano. Mentre li sfogliavo con sommo interesse ed ammirazione, leggevo anche qualcosina di quello che era scritto al loro interno.

In particolare, guardavo un manuale scolastico. "Primissime letture", il titolo, e il sottotitolo spiegava che si trattava appunto di un manuale scolastico "per gli alunni e le alunne della Classe 1
ª Elementare"... secondo, fra l'altro, i "nuovissimi" programmi ministeriali del 29 novembre 1894.

A sfogliarlo, ci son cose proprio veramente basilari. Ma basilari nel senso che i libri per i bimbi di prima elementare di adesso sono mille volte più difficili, a confronto: gli esercizi sono cose tipo indicare i mesi e le stagioni dell'anno e i giorni della settimana; scrivere come si chiamano i vari componenti della famiglia (nonno, papà, zio, così via...) e altre domande simili. Tutte molto molto semplici, insomma.

Ecco, calcolando questo, lasciano più o meno allibiti gli esercizi proposti in una graziosa paginetta di "Lezione Oggettiva", avente come argomento gli uccelli.

Dove fa il nido la rondinella? Come sono i suoi piccini appena nati? Dove passa l'inverno? In quale stagione viene a noi, e quando emigra?
Di che colore ha le piume il colombo domestico? Come ha le gambe?... i piedi?... il becco?...
Dite ciò che sapete del galletto. Che cosa ha in capo e ai piedi il gallo? A che ora fa sentire il
chicchirichì? - E la gallina quando fa sentire il coccodé? - Conoscete l'anitra?
Di quale grossezza sono le uova di anitra? Quante ne cova per volta? Quali uccelli díconsi palmipedi?


Roba che, per rispondere ad alcune domande, dovrei fare delle ricerche pure io. Di sicuro, se a sei anni mi avessero chiesto quante uova cova un'anatra, avrei probabilmente preso per pazza la mia maestra.

Eppure, se questo esercizio è in quel libro... si vede che per i bimbi dell'epoca, conoscere le dimensioni di un uovo d'anatra era una cosa assolutamente scontata. O, quanto meno, non più difficile del conoscere i mesi dell'anno o saper spiegare le differenze fra nonno, papà, zio.

Altri tempi, altri tempi...


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sabato, 24 settembre 2005

Ma povero diavolo!

 

Guardavo, questa sera, un quadro di Stephan Lochner, artista della prima metà del Quattrocento. Ecco, guardavo questo quadro - che, per inciso, potete vedere qui - e sono rimasta colpita dal modo in cui Lochner ha ritratto il demonio.

L'ha fatto così:



Ecco. Non so a voi, ma a me 'sto diavolo fa un po' pena, porello lui. Tutto pelato, col naso lungo e largo, le orecchie laaarghe larghe larghe e bruttine. Sembra pure che abbia i piercing al naso, poretto lui.
Che poi è di sicuro un diavolo bravissimo, eh. Che ci mette tutto il suo impegno a spaventare la gente e a dannare le anime alrui. E' di certo malvagio e senza cuore, non metto in dubbio. Solo che a me farebbe un po' ridere incrociare un robetto così per strada. Altro che grida di terrore: mi sa che, ai giorni nostri, 'sto demonio otterrebbe al massimo un bel po' di risate divertite. Poraccio.

Che poi, a voler fare la seria, vi potrei anche dire che non era mica tanto raro trovare demonietti simili a questo, nel Medio Evo. A quanto pare, all'epoca avevan molto successo 'sti miscugli di uomo ed animale. Creature ibride, che andavano al di fuori dell'ordine del Creato, e sembravano particolarmente contro natura e per questo terribili.
Vi potrei anche dire che, a partire dal XIII secolo, troviamo anche molti demoni gastrocefali: che hanno, cioè, un ulteriore volto sul ventre. Da qui, alcune variazioni al tema: la ripetizione del volto in genere interessa le articolazioni e le zone impure, come cosce, petto, sesso. E, direi, il nostro povero diavolo ne è un buon esempio. Il che non è nemmeno un complimento, per il mio povero diavoletto, visto che sta a significare, insomma, che è proprio "una bestia". La testa, sede dell'intelletto e della ragione, che viene spostata nelle parti oscene...

Insomma, a me 'sto diavolo fa un po' pena. Uffa... spero di non avere lui come tormentatore personale, se finirò all'Inferno... temo che potrei rovinare seriamente la sua autostima. Porello lui.


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giovedì, 22 settembre 2005

La mia creatura!

 

Io, come ben sa chi mi conosce bene, sono sostanzialmente una mammina apprensiva inside.
Io, come mi faceva notare un mio compagno di classe in V elementare, quando tengo fra le braccia una qualsiasi cosa, la tengo come se fosse un bambino.

Io, come forse alcuni già sapranno, ho una passione per i pupazzetti, le bambole, e tutte le altre cose coccolose, morbide e tenere.

Ecco com'è che ci si riduce così...

La mamma tiene fra le braccia il bambino: il bambino guarda la mamma e sorride

E ora provate a dire che non sono almeno un po' strana :P


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domenica, 18 settembre 2005

Visto che si parlava di ottimismo...

 

Era un collega di mia zia. Che poi, non so bene se dopo essere andato in pensione o dopo essersi semplicemente licenziato, ha deciso di mettersi in proprio. Scegliendo un campo nel quale effettivamente non manca mai il lavoro: una agenzia di pompe funebri.

Poveretto, quando è tornato dai suoi colleghi per salutarli e fare due chiacchiere con loro, non ha ottenuto molto successo quando entusiasta ha esclamato: "Rivolgetevi tutti a me, eh, per le esequie dei vostri cari! Speriamo di vederci presto, non vedo l'ora di potervi essere utile!".

Poveretto, questa sua tattica non funzionava bene nemmeno con i suoi altri conoscenti ed amici: lui ci metteva tanto impegno, eh, ed assicurava un servizio sempre impeccabile e tanti sconti per gli amici, ma, ahimé, nessuno dei suoi interlocutori si mostrava molto entusiasta alla prospettiva di andarlo presto a trovare e richiedere in breve tempo i suoi servigi. Poveretto, nessuno lo capiva.

Nessuno lo capiva, e lui non sapeva come farsi pubblicità, poverino. Deve aver vagliato molte possibilità: volantini, manifesti, enormi cartelloni sparsi per la città (non so da voi, ma qui ogni tre metri trovi manifesti di agenzie di pompe funebri: quelli che son venuti a trovarmi da altre città si sono dichiarati sconcertati). Deve aver additittura preso in considerazione l'idea di sconti-comitiva, ma, chissà come mai, non gli pareva l'idea giusta e vicente.

E allora ha avuto una geniale trovata. Creare un gadget da regalare ad amici e conoscenti: quello sì che era un modo originale e simpatico per pubblicizzare la sua attività! E così ha creato, pieno di gioia e ottimismo, dei graziosissimi portachiavi, che ha poi generosamente distribuito a colleghi ed amici. Mia zia, ricevuto un paio di questi graziosissimi oggettini, me ne ha fatto avere uno.





Sul retro della bara c'è anche il nome ed il numero di telefono dell'agenzia di pompe funebri. Non la riporto qua per non fare pubblicità: se però siete interessati ad uno sconto comitiva o qualcosa del genere, chiedetemi pure, posso provare ad informarmi.


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venerdì, 16 settembre 2005

La mia scuola è infestata!

 

La mia scuola - ormai l'avrete capito, mi sa... - non è del tutto normale. No. Oggi sono giunta a una certezza assoluta: la mia scuola è abitata da spiritelli, spettri, folletti dispettosi o quant'altro. Senza ombra di dubbio.

Lunedì, primo giorno di scuola in una nuova aula, constatiamo che l'armadietto nel quale generalmente noi siamo abituati a posare i libri non ha la chiave. Il che è un problema, perché molti di noi, abitando lontano dalla scuola, sono abituati a lasciare in classe i libri che non useranno, per quel pomeriggio, a casa. Spesso e volentieri questi libri comprendono anche dizionari di Greco, Latino ed altro: dal momento che il costo di un dizionario si aggira intorno agli 80 euro circa, sarebbe anche carino avere una chiave con cui poter chiudere l'armadio in cui ogni giorno lasciamo mezzo patrimonio. Okay, la nostra scuola non è propriamente popolata da teppistelli che hanno bisogno di rubare dizionari altrui per comprare giornalini o quant'altro, però, sai com'è...

Perfetto. Lunedì constatiamo che l'armadietto della nostra nuova classe non ha la chiave. Chiediamo in giro a un paio di professori, ma nessuno sa nulla: del resto, non ci preoccupiamo nemmeno tanto, per il momento... tanto, i libri che si portano a scuola nei primissimi giorni sono talmente pochi, che riporseli dietro non è un problema...

Giovedì però è una giornata con tanti libri. Per capirci, quando sono uscita la mattina per andare a scuola, il mio zaino pesava circa 15 chili, e così anche quello dei miei compagni. Al che, giovedì, arrivata a scuola, comincio a prendere a cuore la questione dell'armadietto e della sua chiave: di portarmi di nuovo sulle spalle tutto 'sto peso proprio non ne avevo voglia.

Vado da un professore. Il quale non ne sa niente, mi indirizza ad un altro professore. Il quale non ne sa niente, mi indirizza al vicepreside. Il quale non ne sa niente, mi propone di vedere se per caso funziona la chiave di un armadietto di altre classe. La chiave non funziona: andiamo dal preside. Il preside non sa nulla, si impegna a cercare la chiave. Passa una giornata a cercare chiavi nel suo cassetto, e decreta che, ora se lo ricorda bene, quell'armadietto non ha una chiave. O meglio, ce la aveva, ma è stata persa da anni. In ogni caso, non ci dobbiamo preoccupare: telefonerà quel pomeriggio stesso ai falegnami per farsi dare una copia della chiave.

Intanto il mio zaino continua a pesare; ieri ero pure un po' stancuccia, per cui mi stringo nelle spalle e lascio comunque un paio di libri nell'armadio. Tanto, mi ripeto, non ci sono appunto teppistelli che rubano i libri; tanto, la sera le aule vengono comunque chiuse; tanto, nella scuola resta sempre qualcuno; tanto, chi vuoi che vada a rubarmi, comunque, dei libri di Filosofia usati e dei quaderni già scritti? Per cui, tutta fiduciosa e felice, lascio i libri lì.
No, no, non fate quella faccia come a dire "eh, le ultime parole famose...": non me li hanno rubati. Almeno, non credo.

Non credo, perché stamattina torno a scuola, vado verso l'armadietto per riprendere i miei libri, e lo trovo chiuso. Gioisco silenziosamente - che bello, il preside ha già chiamato i falegnami, i falegnami sono già arrivati, hanno già portato la chiave e pure chiuso il nostro armadio, che gentili! - e vado verso la cattedra, perché sicuramente avranno lasciato in uno dei suoi cassetti la chiave dell'armadio e magari pure una copia.
Strano, però: nella cattedra non c'è.
Guardo nello scaffale delle coppe, ma niente.
Guardo sotto i banchi, ma niente.
Vado in sala professori, ma niente.

Uhm.
Aspetto che entri la professoressa della prima ora, le chiedo se ha notizie della chiave, e lei ovviamente cade dalle nuvole. Mi manda da un altro professore, il quale a sua volta cade dalle nuvole. E mi manda dal povero vicepreside, che a sua volta non sa assolutamente niente, ma mi dice che se la chiave nuova non è in classe, sicuramente sarà in presidenza. Andiamo in presidenza ma non troviamo niente: ci mettiamo a frugare nei cassetti, ma niente. Ci raggiunge il preside, che mi prende per scema quando gli dico che stiamo cercando la chiave nuova dell'armadio: chiede scusa, ma ieri proprio non ha potuto telefonare ai falegnami. L'armadio quindi è per forza di cose ancora aperto, dice lui. Quando io lo porto in classe e lui constata che è effettivamente chiuso a chiave, pensa di avere le allucinazioni.

Proviamo con tutte le chiavi possibili e immaginabili, ma nulla. Scomodiamo tutti i bidelli, i portinai, tutte le  persone che vivono nell'edificio, ma nulla. Nessuno si è mai sognato di andare a chiudere a chiave 'sto armadio... tanto più che, l'hanno confermato in molti, la chiave di quell'armadio non esiste! Era da anni che i ragazzi si lamentavano per quello, per cui...

Bene, la chiave dell'armadio non esiste. Perfetto. Però ora l'armadio è chiuso a chiave. Avete qualche spiegazione più logica, voi, della presenza nella mia scuola di fantasmi, spettri o spiritelli dispettosi?


Ah, già... dettaglio. Nell'armadio chiuso a chiave che non si sa come aprire, io ho lasciato dei libri, come già detto. Libri e quaderni di Filosofia, soprattutto. Martedì ho un compito in classe di Filosofia, con un molto sostanzioso programma che, ovviamente, comprende solo ed esclusivamente le informazioni e gli appunti contenuti nei libri contenuti nell'armadio. Logico, no?


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