lunedì, 27 giugno 2005

Il Toro in A. Perfetto. Ma lasciatemi dormire!

 

E' il Torino la terza squadra promossa in serie A, dopo Empoli e Genoa. I granata vanno ko al Delle Alpi per 1-0 col Perugia nella finale di ritorno dei play-off ma festeggiano in virtù della miglior posizione in classifica rispetto agli umbri nel campionato.

Perfetto. Non sono minimamente tifosa, ma sono felice per il Torino, per i tifosi del Torino e così via dicendo. Perfetto.

Disgrazia vuole però che io abiti dritto dritto davanti allo Stadio che in passato è stato lo Stadio per eccellenza del Torino, ma del Torino grande, quello del Grande Toro, della tragedia di Superga, delle vittorie infinite e così via. Ora del vecchio stadio non resta praticamente niente, ma ogni tanto i tifosi del Torino ancora se ne ricordano: qualche mese fa c'è stata una partita commemorativa della tragedia di Superga, ogni tanto parte da qui qualche manifestazione e così via, oggi i tifosi del Torino che festeggiano il passaggio in serie A si sono trovati a festeggiarlo anche qui davanti, oltre che nel centro città.

Si son piazzati nel bar che è sempre stato il ritrovo classico dei tifosi granata, a partire dai "tempi d'oro" e hanno iniziato a festeggiare. Tutto questo, non appena si è avuta la notizia del passaggio in serie A; verso mezzanotte e mezza ho cominciato a chiedermi quando mai avrebbero smesso, ma amen.

Verso l'una iniziano a fare dei fuochi di artificio, facendoli partire da una via che fra l'altro è molto piccola: belli i giochi pirotecnici, per carità, semplici ma belli, ma è pur sempre domenica sera ed è l'una di notte passata. Non è il mio caso, ma c'è anche gente che l'indomani deve alzarsi presto e andare a lavorare. C'è anche gente che domani deve alzarsi presto e fare la terza prova per la Maturità.

Evidentemente i tifosi granata non ci pensano, perché iniziano a entrare nello stadio vuoto, si siedono a circolo, iniziano a cantare a squarciagola. Forza Toro alè, alè Granata - okay, ma io c'ho sonno, fatemi andare a letto! - sempre insieme a te, comunque vada, 'sto ritornello ormai l'ho imparato a memoria, a forza che l'han cantato.

Passa la gente e strombetta e suona il clacson: passan le macchine che si dirigono verso il centro città a festeggiare più degnamente, viaggiano in silenzio per tutto il tragitto, poi passano sotto casa mia e inziano a suonare il clacson. Certo, capito, è perché c'è lo stadio davanti, voglion festeggiare il vecchio Stadio, perfetto, ma è già l'una e mezza, io ho sonno, voglio andare a dormire!

C'è un tizio avvolto in una bandiera granata che si apposta davanti al portone di casa mia col la trombetta e la fa suonare, per minuti e minuti, senza pausa: arriva una macchina carica di ragazzi, si ferma, scendono sei ragazzi, iniziano a battere le mani, a urlare, a cantare forte. Forza Toro alè, alè Granata: perfetto, l'abbiamo capito, ma sono le due meno dieci, è tardi, fate un po' più piano, su?

Loro non fanno piano, non fanno silenzio, no, però fanno... la pipì. Si cercano un angolo appartato, lontano da sguardi indiscreti, e fanno la pipì fra le fresche frasche del prato dell'ex-stadio: peccato che l'angolo appartato lontano da sguardi indiscreti sia dritto dritto sotto il mio balcone, e che io fossi uscita un attimo a vedere che succedeva, proprio in quel momento.

Si riallacciano i pantaloni, riattaccano col Forza Toro alè, vanno in mezzo alla strada. Sì sì, per dare il cinque ai passeggeri delle macchine che strombettanti e sclacsonanti passano per la vita. A un certo punto incontrano su una delle macchine un loro amico: si mettono a parlare con lui, a ridere, a cantare, mentre si crea una fila incredibile di macchine dietro. Poco male, ne approfittano tutti per strombettare e far festa allo stadio.

Arrivano quattro camioncini della polizia, fanno una specie di sbarramento per evitar troppi danni: intanto pardono petardi, botti, e botti anche forti! Uno mi ha quasi fatta urlare: di certo ha avuto una sua buona parte l'eco che c'è stata, ma è stato un rumore veramente fortissimo e improvviso.

Arrivano altri ragazzi che vanno a fare la pipì sotto il mio balcone, gli altri continuano a camminare per la strada, a sventolar bandiere granata, a correre nel prato dell'ex stadio, a gridare, a festeggiare: uno in macchina passa sotto il mio balcone, mi vede lì affacciata e mi fissa con un sorrisone felicissimo finché può, finché la macchina non va troppo lontano, mentre continua a cantare Forza Toro alè. Il signore in questione, che fissava me sventolando una bandiera fuori dal finestrino, era anche alla guida dell'auto, ma sorvoliamo ché è meglio, vah.

E intanto continuano a cantare.
E intanto continuano a suonare.
E intanto continuano a strombettare.
Forse continuano anche a far la pipì sotto il mio balcone, non lo so.

Alè Granata, sempre insieme a te, comunque vada. Perfetto. Io mica critico. Son felice per loro.
Però non può andare un pochettino più silenzioso?



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martedì, 21 giugno 2005

Ragno superman

 

Premessa: io il sapone lo uso. Mi lavo regolarmente, io, e col caldo che fa adesso, fra l'altro, una bella doccia fresca la faccio ancora più spesso.

Detto questo, credo di aver avuto la conferma che casa mia è popolata da insetti geneticamente modificati. Non bastava lo strano mostriciattolo volante con tre zampe e i chicchi nello stomaco, di cui ho già detto. No, ora pure i ragni supermen ci sono, in casa mia.

Ieri, buona buona, mi alzo, mi lavo, mi lavo la faccia con la mia saponetta che uso solo per lavarmi la faccia. Perfetto. Poi ieri sera mi faccio una doccia: okay, non uso la suddetta saponetta perché, appunto, la uso solo per lavarmi la faccia la mattina, ma prendo comunque il bagnoschiuma e lo shampoo che sono vicino alla saponetta, e non noto nulla di strano.

Stamattina mi alzo, mi stiracchio, vado in bagno, faccio per prendere in mano la saponetta per lavarmi la faccia. La trovo avvolta in una ragnatela fitta fitta fitta enorme enorme enorme.

Sigh.

A parte che non è tanto carino trovarsi il proprio sapone coperto di ragnatele, perché un po' fa senso, un po' se 'sta scena la vede qualcun altro, è ancora capace a pensare che tu ti lavi una volta all'anno.

A parte questo... il dubbio ora è uno: ma che ragno è quello che in una notte riesce a fare una ragnatela così grande (perché assicuro che era davvero grande)?

A casa mia ci deve essere un ragno superman. O superspider, vah.


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sabato, 18 giugno 2005

Ciucci e Omini

 

Sempre stando alla mia mitica refferer List, oggi sono giunte qui due persone che cercavano notizie sull'Uomo della Sabbia. Bene, signori miei, spero di esservi stata utile: per altri eventuali visitatori rimando al post poco più sotto.

Temo invece di non poter essere utile a chi è arrivato su questi lidi cercando notizie di un ciuccio gigante: possiedo in effetti un grazioso biberon gigante che svolge anche la funzione di salvadanaio, ma un ciuccio gigantesco proprio no.

Mi spiace.


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Sempre detto, io

 

Gli uomini devono faticare per vivere, perché Zeus, il giorno in cui Prometeo lo ingannò, nascose loro il vitto (bìos). Successivamente, quando Prometeo rubò il fuoco, Zeus mandò sulla terra Pandora, che (per curiosità?) tolse il coperchio alla giara, disperdendone il contenuto: soltanto la Speranza non fece in tempo a uscire, perché Pandora rimise subito il coperchio. Da allota i mali vagano silenzioni sulla terra e sul mare.

Il racconto ha imbarazzato i critici. Nell'Iliade (XXIV, 527 sgg.) Zeus tiene in una giara i mali e in un'altra i beni: c'erano dunque i mali nella giara aperta da Pandora? Ma allora prché c'era la Speranza? Era anch'essa un male per Esiodo? Oppure nella giara c'erano i beni e Pandora li disperse? Chi preferisce questa seconda interpretazione ricorda che i Greci nelle giare conservavano appunto le derrate. Esiodo però non dice che, aperta la giara, i beni si dispersero: dice che si diffusero i mali! Bisogna forse pensare che nellla giara c'erano sia i mali che i beni? Il problema è ulteriormente complicato dalla circostanza (vv. 42-50) che Zeus nascose il bìos agli uomini prima ancora di inviare Pandora: già quando negò loro il fuoco. Dunque, disperdendo il contenuto della giara, Pandora non disperse il bìos (che era già stato nascosto da Zeus) ma diffuse solo i mali. E così il cerchio si chiude: se Pandora diffuse i mali, perché nella giara c'era anche la Speranza?

Evidentemente è un male anche la Speranza, perché spesso è attesa vana di ciò che non si realizzerà.


Tratto da Storia e forme della Letteratura greca - età arcaica ed età classica.



Sempre detto, io. Poi uno legge che pure Esiodo la pensava così... son cose.

E voi come la pensate?


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mercoledì, 15 giugno 2005

Der kleine Sandmann bin ich, s-t!

 

Premessa: ieri, in un commento nel blog di Vegha, ho accenato all'Omino della Sabbia, ben conscia che, probabilmente, al Sud dell'Italia nessuno ne aveva mai sentito parlare. Oggi ho avuto conferma che nemmeno nell'Italia centrale lo conoscono... per cui, io gli dedico questo post.

Io, l'Omino della Sabbia l'ho conosciuto quando ero già relativamente grande: quando per la prima volta ho letto di lui, avrò avuto otto o nove anni, quell'età in Uno gnomo nei disegni di Poortvlietcui alle fate e ai folletti smetti già di crederci. Ebbene sì: nemmeno da noi in Piemonte dell'omino della sabbia si sente parlare tantissimo: io, appunto, ho saputo della sua "esistenza" leggendo un libro che avevo trovato in una bancarella al mare, L'omino della sabbia di Rien Poortvliet e Wil Huygen. Gli autori di questo libro, sono, fra l'altro, i due bravissimi olandesi che hanno scritto anche i ben più famosi libri sugli Gnomi: ai testi di Huygen si uniscono gli splendidi disegni di Poortvliet, che sono poi, in effetti, nel caso degli gnomi, quelli che sono diventati famosi in tutto il mondo, con lo gnometto col cappello rosso a punta e la casacchina blu.

Bene: questo libro sull'Omino della Sabbia mi è capitato fra le mani quando avevo circa nove anni, appunto. Non credo sia più molto diffuso in Italia, e mi dispiace: se dei libri sugli Gnomi ci sono state, negli ultimi anni, parecchie ristampe anche in edizione economica, non mi risulta che il libro sull'Omino della Sabbia sia stato ristampato ancora. Peccato. Probabilmente è tutta questione di mercato: visto che - e l'ho appurato io stessa - in tante regioni d'Italia non si sa nemmeno chi sia, l'Omino della Sabbia, probabilmente la richiesta non sarebbe altissima.

Dico "peccato" perché a me il libro era veramente piaciuto: l'avevo trovato divertente, ed ero rimasta ore ad ammirare le tantissime e bellissime illustrazioni presenti. Ma veniamo a noi, e cerchiamo di spiegare a tutti chi è e cosa fa, questo omino della sabbia.

Ricopiando le informazioni dal retro di copertina del libro, vi posso dire che "la stragrande maggioranza della gente si infila a letto con l'idea che il sonno arrivi da solo, senza immaginare quanto lavoro invece richieda. L'addetto a questo compito, che comprende la preparazione e la distribuzione della sabbia soporifera, è un professionista coscienzioso che svolge il suo lavoro quotidiano senza pretendere gratitudine o perdersi di coraggio. Una cosa abbastanza straordinaria, visto che per lui non ci sono vacanze, congedi per malattia, domeniche e festivi".

Ebbene sì: l'addetto alla distribuzione del sonno è proprio l'Omino della Sabbia, che nella sua casetta produce una speciale sabbia soporifera senza la quale nessuno potrebbe dormire. Poi, ogni sera, esce dalla sua casetta e va a distribuire a tutte le persone del mondo: infila uno o due granelli di sabbia negli occhi di ciascuno di noi, e noi subito iniziamo, pian piano, ad avvertire un senso di sonno. Con un ragionamento assolutamente lineare, gli autori di questo libro dichiarano anche che l'Omino della Sabbia è anche il responsabile delle notti insonni o delle pennichelle pomeridiane: a volte sbaglia mira e non centra con il granello l'occhio della persona, che quindi per quella notte dorme male o peggio non dorme; a volte abbonda con i granelli di sabbia, causando nel malcapitato quella sonnolenza che ogni tanto sentiamo tutti.

Dell'Omino della Sabbia sentiamo parlare, per esempio, anche nel secondo atto dell'opera Hänsel und Gretel di Engelbert Humperdinck: come da manuale, l'Omino sparge sugli occhi dei due bambini spersi nel bosco una sabbia magica per farli addormentare, prima di andarsene e proseguire il suo lavoro.

Ma l'Omino della Sabbia non gode di una ottima reputazione ovunque: e me ne sono resa conto presto, quando, parlando di questa figura ad una bambina che viveva in Veneto, mi sono sentita rispondere che lei, sì, lo conosceva - il Veneto in fondo è da sempre più legato alla Germania e all'Austria, terre in cui mi risulta essere nata la leggenda di questo personaggio - ma non lo amava certo. "Non mi è mai andata a genio la figura di questo qua che si mette a fare i castelli di sabbia nei miei occhi" mi aveva risposto, lasciandomi capire già allora che tanti bambini hanno veramente paura di questo signore che li fa addormentare a forza.

L'esempio più chiaro credo sia il racconto Der Sandmann, L'Uomo della Sabbia, appunto, di E.T.A. Hoffmann, che se volete potete leggere qui. Nelle prime pagine di questo racconto, ci viene detto che, per il protagonista, l'Omino della Sabbia "non era certo lo spauracchio delle fole della governante, quello che veniva a prendersi in pasto gli occhi dei bambini per le civette sulla luna, no, certo: era un mostro orribile che, dove arrivava, portava con sé dolori e miserie, momentanei o perpetui". Certo quella del protagonista era una visione decisamente esagerata - a suo tempo, Freud ci ha persino fatto degli studi, su questo racconto, aprendo così la strada, a quanto leggo, all'interpretazione psicanalitica in letteratura - ma è evidente che, in questo caso, la figura dell'Omino della Sabbia tanto positiva non era.

Una curiosità: sulla storia Der Sandmann - tradotta in Italia anche col titolo di Il mago sabbiolino o L'Orco Insabbia - è basato anche il bel balletto di danza classica Coppelia, che racconta, debitamente modificata, la storia del protagonista del racconto di Hoffmann.

Karen Gabay e Raymond Rodriguez ballano Coppelia (1998) - cliccare per una immagine più grande

Per i curiosi, la frase con cui ho intitolato questo post è tratta dall'opera
Hänsel und Gretel: sono le parole con cui, nel secondo atto, si presenta l'Omino ai due bambini: in Tedesco, "Sono il piccolo Uomo della Sabbia, io, st!"


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martedì, 14 giugno 2005

Conquistata da un topo

 

La metempsicosi legata a De André prosegue in maniera inquietante: come ho potuto appurare da un commento di Astrid, ieri sera, conosco testi e melodie di canzoni che non ho proprio mai sentito, ma nemmeno una volta. Se vado alla tastiera e strimpello qualcosa a caso, mi esce fuori quello che mi risulta essere l'inizio della Canzone di Marinella. Aiuto.

In compenso, oggi sono capitata sul sito di House-Mouse. E mi sono innamorata dei topolini raffigurati nei disegni secondo me bellissimi presenti si quel sito.


We have some "Poppin" good times together


Non sono deliziosi? *_*


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lunedì, 13 giugno 2005

Metempsicosi e De André

 

Io sto iniziando a credere seriamente alla reincarnazione. Sì sì. Penso di essere stata, in una mia vita precedente, una fan sfegatata di De André. Per cui, se qualcuno sa spiegarmi diversamente questo inquietante fenomeno, lo prego di farsi avanti.

Ieri pomeriggio, non sapendo cosa fare, decido di ascoltare un po' di musica. Così tiro fuori dei CD comprati tempo fa come allegati ad un settimanale che leggo sempre, ma che non avevo mai avuto ancora il tempo di ascoltare. Erano ancora incartati e mai usati, voglio dire, capiamoci bene.

Sono raccolte di varie canzoni di cantautori italiani... perfetto. Confesso di sapere molto poco di musica contemporanea (se mi chiedete di cantarvi canti tipici medievali, perfetto, ne ho un repertorio vastissimo, per dire, ma con la musica moderna, italiana o straniera che sia, vado molto in crisi). Per cui, inserisco nel lettore CD, di buon animo, il primo dei CD, e ascolto.

Inizia una canzone di De André, che io, giuro, non ho mai sentito prima in vita mia. Io non l'ho mai sentita, non c'è nemmeno un disco dei miei genitori per la casa, la radio non la tengo accesa quindi non posso averla sentita nemmeno lì... è la prima volta che la ascolto in vita mia. Nessun problema, se non fosse che mi rendo conto di sapere a memoria il testo e di conoscere la melodia.

Va beh, sarà un caso, mi dico piuttosto incerta. Vado avanti, ascolto altre canzoni, metto un altro CD, trovo un'altra canzone di De André mai sentita in vita mia, e scopro di sapere a memoria pure quella. La cosa si ripete con altre tre canzoni, sempre di De André.

Chiedo conferma ai miei genitori: no, in casa nostra non ci sono dischi di De André, non è possibile che io abbia magari sentito le canzoni da piccola e queste mi siano rimaste in testa da allora. Niente.

Secondo voi, che faccio? Inizio a credere di essere la reincarnazione di una fan di De André, o trovo una spiegazione un filino più razionale?


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sabato, 11 giugno 2005

Io sirenetta

 



Concepisci la vita come uno scambio. Nulla ti pare facile e hai capito che gli sforzi sono necessari in ogni circostanza. Se ti capita di essere felice, pensi subito alle difficoltà che seguiranno. Non riesci a lasciarti andare anche se ti piacerebbe poterlo fare.
Hai bisogno di ritrovare fiducia in te stessa. Cerca di essere meno prevenuta nei riguardi degli altri. Sii spontanea e scoprirai un universo diverso, fatto di cose più semplici e piacevoli.



Sempre preso da alFemminile.


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venerdì, 10 giugno 2005

Se mi piacciono i test...

 



Ecco la tua amica ideale:


Cerchi un'amica che sappia insegnarti nuove cose. Lei ne sa sempre una più del diavolo e niente la prende mai alla sprovvista. Impari qualcosa di nuovo ogni giorno da questo vero e proprio pozzo di scienza! Ami i suoi consigli, sempre pertinenti ed espressi con tatto, che sanno darti sicurezza. In breve, hai bisogno di un'amica che sia per te una guida.



Trovato su alFemminile


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giovedì, 09 giugno 2005

Voi chiedete, io provvedo

 

Sempre a detta della mia Referrer List, oggi qualcuno è giunto qui cercando il testo della canzone There can be miracles della colonna del Principe d'Egitto... canzone che per me ha un significato particolare e ha voluto dire molto, soprattutto in un certo momento.

Beh... voi chiedete e io provvedo, visto che comunque il testo me lo rileggo anch'io. Ergo...


There can be miracles

Many nights we prayed
With no proof anyone could hear
In our hearts a hope for a song
We barely understood

Now we are not afraid,
Although we know there's much to fear:
We were moving mountains
Long before we knew we could, whoa, yes

There can be miracles
When you believe,
Though hope is frail
It's hard to kill

Who knows what miracles
You can achieve
When you believe somehow you will
You will when you believe

[Mmm...mmm...mmm...yeah]
Mmm...yeah...

In this time of fear
When prayer so often proves in vain,
Hope seems like the summer bird
Too swiftly flown away

Yet now I'm standing here
My heart's so full, I can't explain,
Seeking faith and speakin' words
I never thought I'd say

There can be miracles
When you believe (When you believe)
Though hope is frail
It's hard to kill (Mmm)

Who knows what miracles
You can achieve (You can achieve)
When you believe somehow you will
You will when you believe

[Hey...]
[Ooh...]

They don't know it's often when you ask, uh
And it's easy to give in to your fear, uh [Oh]
But when you're blind you find your pain
Can see or wake me through the rain
Boy, am I still resilient voice
Says love is the relief, oh... [Oh...]

There can be miracles (Miracles)
When you believe (Boy, when you believe, yeah) [Though hope is frail]
Though hope is frail [It's hard]
It's hard to kill (Hard to kill, oh, yeah)

Who knows what miracles
You can achieve (You can achieve, oh...)
When you believe somehow you will (Somehow, somehow, somehow)
Somehow you will (I know, I know, know)
You will when you believe [When you]
(Oh...oh...)
[You will when you]
(You will when you believe)
[Ooh...ooh...ooh...]
[Oh...oh...]
[When you believe]
[When you believe]



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